Cuccurano, rapina in villa: un’altra notte di terrore

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Cuccurano (Pesaro), 24 ottobre 2015 – «Se avessi avuto un’arma, ora sarei nelle condizioni di quel signore (il riferimento è a Francesco Sicignano, il pensionato milanese che ha sparato dal terrazzo e ucciso il ladro che era all’esterno della sua abitazione, ndr). Non sono per la violenza, ma quando ti trovi dentro casa persone senza ritegno… Se la giustizia facesse il suo corso sarei contento, invece anche se li prendono non stanno dentro neppure un giorno».

A distanza di 7 ore insonni dal momento in cui si è trovato faccia a faccia con i rapinatori che gli hanno puntato una pistola al volto, Massimo Iacucci è ancora scosso. Nel patio della sua villetta bifamiliare che si affaccia sulla Flaminia, all’altezza di Cuccurano, l’imprenditore edile 58enne tiene le mani in tasca mentre racconta quei terribili dieci minuti in cui è stato ostaggio di tre malviventi.

«Ero a letto che dormivo – racconta -. Intorno alle 2.40 ho sentito dei rumori che provenivano dallo studio. Il cigolio delle tapparelle che scendevano e salivano. Allora mi sono alzato e sono andato in quella stanza: mi sono trovato di fronte uno. Gli ho urlato ‘Cosa fai? Dove vai? Questa non è casa tua’. Ci siamo azzuffati. Mi ha messo le mani sulla bocca e mi stringeva il braccio. Gli ho dato una gran spinta. Nel frattempo è entrato un altro che mi ha detto ‘Stai calmo, c’ho una pistola’ e me l’ha puntata. A quel punto ho avuto paura, anche se mi sembrava un giocattolo… ma non vai a rischiare».

In tutto erano tre i rapinatori. Tutti travisati con passamontagna, guanti di lana alle mani per non lasciare impronte e vestiti di jeans. Per aprire le persiane bianche della finestra dello studiolo, che dà sullo spiazzo d’ingresso di quella villetta bifamiliare arancione, i malviventi si sono serviti di un pezzo di ferro recuperato sul posto. 

«Il primo aveva un accento anconetano, l’altro del nord Africa – prosegue Iacucci -, il terzo ha parlato sottovoce e non l’ho sentito. Non so descrivere la rabbia che ho provato. Quando li ho visti mi sono innervosito e ho reagito, ma quando ho visto la pistola li ho assecondati per prudenza. ‘La cassaforte dov’è?’ mi ha detto il primo. Gli ho dato le chiavi ma non è stato in grado di aprirla. ‘Fai tu’ mi ha detto. Hanno messo in tasca tutti i soldi che c’erano, circa 700 euro, quelli delle spese di tutti i giorni e poi anche due collanine d’oro, due anelli: ricordi di famiglia. Prima di andare via mi hanno preso il cellulare e lo hanno gettato sotto il letto dicendomi ‘Non chiamare i carabinieri, non fare niente se no torniamo a trovarti’. E sono scappati».

 

 

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