Da criminale a cittadino modello, ma dopo 30 anni torna in cella

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Macerata, 19 giugno 2015 – Negli anni Ottanta aveva fatto parte di un’associazione per delinquere di stampo mafioso, con la quale aveva commesso estorsioni alle bische e una rapina. Da allora sono passati quasi trent’anni, lui ha del tutto cambiato vita e lavorando ha mantenuto moglie e figli. Ma sabato mattina quel passato gli è tornato bruscamente davanti, sotto la forma di un ordine di carcerazione per scontare una condanna a sei anni e nove mesi di reclusione. Protagonista di questa paradossale storia di giustizia è Doriano Seghetti, 62 anni, originario di Pollenza ma da anni residente a Macerata.

Negli anni Ottanta fece parte del clan malavitoso creato da Antonio Domenico Cataldi, ucciso poi in circostanze misteriose (si sospettò un avvelenamento) nel 1991. Il clan controllava le bische, i locali notturni, il traffico di stupefacenti. Al fianco di Cataldi c’era Sauro Paoletti che poi, arrestato, dal 1998 al 2001 fece una serie di confessioni, ammissioni e accuse, sulle quali venne imbastito un maxi processo sulla banda. Stando a quanto raccontato dal super pentito, il sodalizio venne ritenuto un’associazione per delinquere di stampo mafioso, reato concepito per reprimere la criminalità tipica di altre zone, e mai prima di allora applicato nelle Marche. Tra i nomi fatti da Paoletti c’era anche quello di Doriano Seghetti. Accusato di estorsione e rapina continuate e, appunto, associazione per delinquere di stampo mafioso, il maceratese venne condannato in primo grado, in appello e, nei giorni scorsi, anche in Cassazione. La pena, sei anni e nove mesi, è il minimo per questi reati, come si legge anche nella motivazione della sentenza di secondo grado. Così la sentenza è passata in giudicato.

Ma in tutti questi anni, cosa ne è stato di lui? Seghetti già dagli anni Novanta aveva chiuso con il crimine: si era messo a lavorare come intonacatore e stuccatore, e così aveva onestamente mantenuto la famiglia. Dei giorni con il clan era rimasto solo il ricordo, sempre più sbiadito. Sebbene sapesse del processo Seghetti, difeso dall’avvocato Gabriele Cofanelli, aveva sempre sperato che la magistratura tenesse conto che i fatti per i quali è stato condannato risalgono a un altro millennio, a quando lui era un’altra persona. Invece, è scattato l’ordine di carcerazione e sabato i carabinieri lo hanno accompagnato in carcere a Camerino, dove dovrà scontare la pena per quanto commesso trenta anni fa.



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