Dal 118 al Pronto soccorso, è scontro totale sulla sanità

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Ascoli, 9 giugno 2015 - I MEDICI e gli infermieri del 118 non ci stanno. La rivoluzione dell’emergenza sanitaria svelata ieri dai vertici dell’Area vasta, col direttore Massimo Del Moro in testa, scatena una reazione decisa. Il concetto di fondo della novità è che gli operatori del 118 dovranno sdoppiarsi per rafforzare il Pronto soccorso. La chiamano, come sempre, riorganizzazione. E in Italia, quando ti dicono riorganizzazione, intendono un’altra cosa: tagli, solo tagli. «Ci risiamo – scrivono in un documento medici e infermieri –: gli operatori del 118 dell’Area vasta 5 del ‘Mazzoni’di Ascoli sono i soliti giratori di pollici e trasportatori di cadaveri raccattati per strada, in pratica nullafacenti e parassiti del sistema sanitario aziendale.

Questo in sostanza hanno detto, ieri, i massimi dirigenti e i direttori delle Unità operative inserite nel Dipartimento emergenza-urgenza, per cui in pompa magna annunciano una straordinaria rivoluzione organizzativa che inghiottirà il sistema del 118 per risolvere tutti i bisogni sanitari dell’utenza dal momento dell’accesso in Pronto soccorso. In effetti il problema più grave del Pronto soccorso consiste nelle chilometriche filedi pazienti in codice bianco e verde ai quali vanno ad aggiungersi i codici gialli portati dal 118 che frequentemente, per ordini superiori dati al triage, vengono declassati in verdi che vanno ad infoltire i ranghi dei malcapitati già in attesa. Questo garantisce il primario del Pronto soccorso Massimo Loria, il quale in conferenza stampa ha detto testualmente: “Il medico del 118 passerà da tre o quattro pazienti al giorno, a trenta e si attiverà un processo formativo”. Premettiamo che il personale del 118 ha una altissima specializzazione in emergenza territoriale e opera in completa autonomia nelle situazioni più disparate e disperate senza il supporto della struttura ospedaliera , quindi se c’è qualcuno che ha bisogno di “processi formativi” questi sicuramente non siamo noi, professionisti dell’emergenza».

E I NUMERI sono uno dei punti cruciali. «In un certamente involontario processo di deformazione dei fatti e delle situazioni – proseguono – il direttore Loria garantisce trenta prestazioni al giorno da parte del medico e infermiere del 118 in Pronto soccorso. Tutti d’accordo fuorché l’aritmetica: la legge sulla regolamentazione dei flussi assistenziali del sistema sanitario nazionale per quanto ci riguarda nella fattispecie, dice che “si deve trattare un paziente ogni 19 minuti”. Moltiplicando 19 minuti per 30 pazienti il risultato è 570 minuti che divisi per 60 minuti danno un risultato pari a 9 ore e 30 minuti.

A tutto questo va aggiunto il carico di lavoro sul territorio che in teoria sarebbe il lavoro principale degli operatori del 118. Collaborazione o schiavitù? Razionalizzazione o cinismo professionale? La risposta ce la fornisce lo stesso Loria, il quale contestualmente a questi provvedimenti si preoccupa anche della salute mentale dei propri collaboratori, organizzando ben due edizioni di un corso sulla sindrome di Burn Out (prima data 11 giugno) evidentemente prevedendo che entro quella data già qualche caso si verifichi. Sarebbe questa la strombazzata “ottimizzazione delle risorse umane all’interno di un processo di collaborazione delle unità operative per dare risposte migliori ai pazienti” secondo il direttore Del Moro ? E’ proprio sicuro il direttore che dopo 9,30 ore di lavoro obbligato al quale si deve aggiungere la pesantezza estrema degli inevitabili interventi sul territorio, che i pazienti ricevano il miglior trattamento secondo i criteri della governance clinica e della best practice più volte richiamata?».



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