Dal top manager allo studente: i celti invadono Serravalle

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Serravalle (Macerata), 7 agosto 2015 – C’è il top manager che dorme nella canadese con moglie e figli, la casalinga che fa il corso di tiro con l’arco, l’appassionato di rievocazioni che gira con il kilt, la spada di legno e il corno, la comitiva di ventenni a torso nudo che parla di letteratura, le coppie che si sposano con la sacerdotessa nel nome della madre terra, il capellone che studia il sanscrito a Londra. Il Montelago Celtic Festival (guarda le fotoè un luogo non comune, che per il tredicesimo anno riempie con una folla variegata la piana di Colfiorito, a Serravalle. Per la prima volta, questa edizione dura tre giorni, pieni di appuntamenti che attirano giovanissimi, famigliole, impiegati e professionisti: per tutti c’è posto, campeggiando in mezzo alla natura in armonia, conquistati dalla mitologia nordica e tolkeniana di elfi, folletti, druidi e hobbit.

«La prima edizione, a Montelago, è nata all’interno di un festival finanziato dalla Provincia – racconta Luciano Monceri, fondatore con Maurizio Serafini –. Da anni suoniamo questa musica, con tante contaminazioni, e pensammo di dedicarle una serata. L’anno seguente ci finanziammo facendo pagare il parcheggio. Poi il pubblico è cresciuto, ci siamo spostati a Serravalle e oggi siamo arrivati a una manifestazione che dura tre giorni, si svolge su una superficie di 55 ettari tra parcheggio, campeggio e area festival, e richiama 15-20 mila persone da 90 province italiane, 22 paesi europei e 18 estraeuropei. Montelago è un festival internazionale a tutto tondo: c’è il torneo di rugby organizzato dalla federazione, corsi di lavorazione del cuoio e della ceramica, un mercatino di prodotti a tema molto selezionati, iniziative dedicate ai bambini, i corsi dell’Accademia Montelago per gli strumenti musicali celtici e i concerti di artisti che dobbiamo fermare un anno e mezzo prima per averli qui da noi. E’ una festa per tutti, trasversale, per giovani, appassionati di musica, famiglie: per loro c’è uno spazio riservato nel parcheggio, con un’area dedicata ai giochi dei più piccoli».

La cura degli organizzatori si vede da tante cose: bicchieri, posate e piatti sono tutti in plastica riciclabile, ci sono ambulanze e postazioni mediche, all’uscita c’è lo stand con l’etilometro e la collaborazione con le forze dell’ordine è totale. Sempre viene fuori qualcuno con sostanze illecite, ma i controlli sono massicci. «Siamo i primi a preoccuparci della sicurezza, a invitare le persone a fermarsi qui. Ma devo dire che non abbiamo mai avuto risse, ubriachi molesti, ragazzi in difficoltà». Quando si parla di celti in Italia scatta qualche associazione di idee, ma qui di politica non si parla: «La Lega ci chiese di mettere uno stand, ma noi non l’abbiamo permesso e da allora la questione è chiusa: qui ci sono musica e cultura celtiche, non politica». E la ricetta ha funzionato, tanto che ogni anno il «popolo di Montelago» cresce e arriva da tutta Italia. «Siamo appassionate della cultura celtica, e qui abbiamo fatto gli stage di tiro con l’arco e arpa» raccontano Valentina, insegnante di danza, Chiara, studentessa di lingue orientali, e Francesca, liceale, arrivate giovedì da Roma. «Sto facendo una piccola vacanza in Italia – racconta Candela, 25 anni, spagnola -, ma un mio amico italiano che studia a Londra con me mi aveva parlato talmente tanto di questo festival, che gli ho chiesto se potevo venirci da volontaria: e così sono qui». «E’ difficile trovare posti dove si possa conoscere la cultura celtica – dicono invece due universitarie, Daniela e Lucia, di Terni e Perugia –, allora siamo venute qui: per ora è stato bello, ma lo sarà ancora di più oggi».

«L’idea di stare insieme con tanta gente, ascoltando musica in uno spazio come questo ci è piaciuta – raccontano Nicola e Chiara, una coppia milanese che lavora in un’agenzia di comunicazioni -. Una nostra collega ce ne aveva parlato, abbiamo visto qualche filmato degli anni passati e ora siamo qui, arrivati in moto da Senigallia». Tanti bambini passeggiano tra stand e tende, in libertà. «Andiamo sempre in albergo in vacanza – spiega Mario Dell’Amico, direttore di una multinazionale danese, qui con la moglie Roberta -, ma per una volta volevamo far provare ai bambini l’esperienza del campeggio. E’ divertente, anche se non siamo molto attrezzati».

Ci sono ovviamente tanti appassionati di Medioevo, come un gruppo che si dedica alla spada antica a Civitanova, guidato da Diego Giulietti, e i ragazzi che partecipano alle rievocazioni dei loro paesi, e dunque hanno l’abbigliamento in tema, come Marco, Diego e Michelangelo di Osimo. Cristin Bengasi, Diletta Biancini e Marzia Paparini di Parma si dedicano invece alla falconeria: «abbiamo portato due falchi di Harris, un falco pellegrino e una poiana codarossa. Sono nati in cattività e allevati da noi. All’inizio era un gioco, oggi è un lavoro: andiamo alle varie feste medievali e rinascimentali, e facciamo allontanamento di volatili nocivi». E c’è anche tanto romanticismo tra falò, musica e abiti medievali. Non a caso, da qualche anno a Montelago si tengono i matrimoni celtici, celebrati dalla sacerdotessa Alessandra Dorigo di Udine. In questa edizione sono 14. «L’anno scorso l’abbiamo visto, e quest’anno l’abbiamo voluto anche noi – raccontano Cosimo Matera, originario di Taranto, e Gloria Mattioni di Santa Maria Nuova (Ancona) –. Ci piacevano questi simboli, la pietra che viene conservata come fondamento del legame, il laccio stretto sui polsi: è molto romantico».

«E poi dopo un anno e un giorno si deve tornare, per confermare le promesse, come se ci fossero una serie di tappe – aggiunge Daniela D’Agostino, di Potenza, che ieri ha sposato Paolo Rinalducci di Perugia: dovevano arrivare in deltaplano, ma c’era troppo vento –. Amiamo la natura, e questo ci sembrava un bellissimo modo di sposarci in mezzo e nel nome di quello che più ci piace».

Paolo è informatico, Daniela è impiegata, ma ogni tanto si ritagliano un momento diverso: «Per noi venire qui è una liberazione dalla quotidianità». Per la prima volta quest’anno a sposarsi saranno anche due ragazze arrivate dalla provincia di Perugia, «ma siamo un po’ in difficoltà, perché al momento finale della cerimonia l’uomo bacia la donna, e noi non sappiamo bene come fare» dicono timidamente. Un problema a cui saprà trovare una soluzione Alessandra Dorigo, dalla provincia di Udine, professoressa di inglese e sacerdotessa del clan triestino. «Questa è una antica religione, che venera la Madre Terra e la natura, e crede nella bontà della persone. La sintesi è tutta qui, il resto, da Odino in giù, sono metafore che vanno interpretate. Il rito prevede che gli sposi vadano nel bosco e pronuncino delle promesse l’uno nei confronti dell’altro. Poi davanti a me avviene una purificazione con le erbe, il sale e l’acqua. Si lava una pietra, che sarà il simbolo della loro unione e che va trasmessa dalla madre alla figlia. Quindi lego i loro polsi con un nastro rosso e bianco». La cerimonia non ha valore legale, ma attira sempre tanti curiosi che poi assistono in silenzio, sedotti dalla sacralità della situazione.

Paola Pagnanelli

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