Dalla guerra per il calcio alla tavola: lo chef teramano cancella le olive all’ascolana

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Ascoli, 11 settembre 2015 – Si dice che nella vita di un uomo due cose non cambiano: la mamma e la squadra di calcio. Figuriamoci se per la seconda non possa cambiare il menu di una sagra.

Lo avrà certo pensato Marcello Schillaci, chef di Teramo e organizzatore nella città abruzzese della kermesse gastronomica sul cibo da strada ‘Street food’. Il caso, infatti, è semplice: una modifica al menu dell’evento per via della grande delusione sportiva vissuta dai tifosi del Teramo Calcio. A fresca promozione dell’Ascoli, infatti, Schillaci e gli altri ristoratori hanno tolto dall’offerta uno dei piatti inizialmente previsti: le olive all’ascolana. Colpa, dunque, di Palazzi, Bellini, Perez e di tutti i tifosi bianconeri. Insomma, è evidente che dopo aver perso la B, hanno perso anche la bussola.

Schillaci, perché questa scelta?

«E’ una forma di protesta verso tutto quello che è successo alla nostra squadra. Non volevamo mancare di rispetto alla città di Ascoli, ma nemmeno alla nostra, che è ancora profondamente scossa per aver perso la prima Serie B della sua storia. E’ un nostro segno di vicinanza. Si immagini lei, dopo 102 anni, vedere la sua città salire a quei livelli: ne avrebbe beneficiato tutto il territorio. Teramo non è Ascoli che ha tante risorse».

Quindi, in fondo, ammira la città delle cento torri?

«Io amo la vostra città, la sua cultura e la sua mentalità. Ho lavorato lì per anni, l’ultima volta al Fritto Misto. E per decenni sono venuto al Del Duca ad ammirare il Picchio».

E allora?

«Mi ha profondamente deluso il comportamento del vostro presidente e dei tifosi: invece che aspettare il cadavere sul letto del fiume, come dicono i cinesi, si sono spinti oltre offendendo la nostra città e sbeffeggiandoci».

Scusi la franchezza. Ma la partita l’ha comprata il Teramo, lo dicono i giudici sportivi, mica solo Bellini e i tifosi…

«Ma io sono stato sorpreso dalla velocità con cui si è svolto il processo. Credo che il presidente, uomo ricco e di potere, abbia sfruttato le sue conoscenze per mettere pressione».

Via, Schillaci, ma quale pressione! Lei davvero non crede che ci sia stata la combine?

«Nel calcio le combine ci sono ogni domenica. E’ un mondo sporco per colpa dei procuratori e dei direttori sportivi. Noi siamo convinti che Campitelli non c’entri: non ci sono le prove. Inoltre per me è una bravissima persona».

Ma perché togliere le olive? Cosa c’entra?

«Perché rappresentano Ascoli. E questo non era il momento adatto perché ci fossero. Anche se, a dir la verità, le olive ripiene sono nate a Teramo a cavallo della guerra. Ad Ascoli hanno solo aggiunto il nome e un po’ di parmigiano e mortadella».

Adesso pure le olive teramane?

«Sì, è così – insiste –. Ma ormai rappresentano Ascoli e le abbiamo tolte».

E’ palese: Albisola e il Caffè Ambra hanno lasciato il segno.

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