Dalle Marche a Kobane per combattere l’Isis

IL BORGHIGIANO FABRIANO –

Karim Franceschi, 25 anni, è il primo italiano a imbracciare il fucile in quel martoriato lembo di terra: “È una cosa che dovevo fare”

Karim

«Essere un rivoluzionario per me significa essere là a condividere quella pratica di resistenza, guardando in faccia la realtà senza distogliere lo sguardo, sconfiggendo la paura. Sono partito per Kobane». Karim Franceschi, 25 anni, madre marocchina e padre italiano, è andato a combattere contro l’Isis nel Kurdistan iracheno. È partito da Senigallia, e dal centro sociale autogestito Arvultura.

Oggi i compagni, dopo una sua intervista rilasciata al settimanale Vanity Fair, hanno deciso di rompere il silenzio sulla scelta del ragazzo. «Abbiamo capito che era vero – hanno detto – solo quando Karim ci ha mostrato i biglietti aerei e lasciato la sua lettera, dicendoci poi di scegliere noi il momento più opportuno per renderla pubblica. Avremmo preferito aspettare il ritorno di Karim per farlo. Una questione di sicurezza, ma soprattutto perchè sarebbe stato più giusto che fosse lui a spiegare in prima persona le proprie ragioni. Che sono anche le nostre».

Karim ha seguito un breve addestramento, per fare, spiega lui stesso, «quello che mio padre insieme a milioni di partigiani in Italia e nel mondo hanno fatto per difendere la libertà e la democrazia: combatterò in armi i fascisti del califfato nero».

«I movimenti che in Italia aspirano ad essere rivoluzionari – scrive – hanno riconosciuto il proprio corrispettivo nel Rojava e si stanno muovendo per la costruzione di una rete di aiuti efficace. Dalle staffette alle arance di Rosarno, la solidarietà per Kobane si è trasformata in aiuto concreto; un contributo alla lotta».

«Sono rimasto sorpreso – continua – quando ad una mia affermazione in cui distinguevo la politica dalla guerra, l’ex governatore del cantone di Kobane mi disse: la guerra è politica. Dare sollievo ai tanti profughi in fuga dalla guerra è cosa buona, ma credo che nel Rojava e solo nel Rojava, tramite la sua resistenza, si deciderà il destino di quell’esperimento politico che si definisce ‘confederalismo democraticò: una via laica, femminista, ecologista e di autodeterminazione nel Medio Oriente».

«I miei ideali di libertà, giustizia e uguaglianza non hanno confini nazionali o culturali. Oggi i miei valori patriottici sono universali». La scelta che Karim ha fatto «è coraggiosa – dicono i suoi amici senigalliesi -, di grande generosità e umanità. Una scelta partigiana. Ecco perché le prime e più importanti parole devono essere le sue».

FONTE IL CORRIERE ADRIATICO SENIGALLIA 

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