Delitto di Ancona, Brugnaro da Tagliata. "Piangeva e chiedeva della ragazza"

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Camerino (Macerata), 12 novembre 2015 – Camerino presa d’assalto da cronisti e fotografi, ieri, per l’udienza di convalida di Antonio Tagliata, il 18enne anconetano accusato di avere sparato ai genitori della fidanzata, uccidendo la donna e riducendo in fin di via l’uomo. Tagliata si trova infatti nel carcere di Camerino, e lì ieri, davanti al giudice per le indagini preliminari di Ancona Antonella Marrone, ha risposto alle domande del pm Andrea Laurino. Dalle 11.30 fino alle 17, con una pausa dovuta a un malore momentaneo, il ragazzo ha ripetuto quanto già detto dopo l’arresto: sarebbe stata la sua fidanzata a ordinargli di sparare, temendo una reazione violenta da parte del padre. Fabio Giacconi era infatti contrario a quella relazione, preoccupato dai precedenti del padre di Antonio; l’ostilità era diventata sempre più forte.

Sabato tra il ragazzo e la famiglia avrebbe dovuto esserci un chiarimento, finito purtroppo nel sangue. Come raccontato dallo stesso ragazzo, prima avrebbe sparato alla mamma della fidanzata, Roberta Pierini, uccidendola, poi a Giacconi, ora in coma. Al termine dell’udienza, il giudice ha convalidato l’arresto e disposto che il 18enne rimanga dov’è.

Nel carcere di Camerino, intanto, Tagliata ha avuto modo di incontrare l’arcivescovo Francesco Giovanni Brugnaro, che è anche cappellano della casa circondariale. L’alto prelato si dedica con grande impegno a questo compito, celebrando la messa ogni domenica per i detenuti, fermandosi a parlare con loro e regalando immagini sacre e altri oggetti: piccoli pensieri, che diventano tesori in quell’ambiente. «Domenica – ha raccontato monsignor Brugnaro – il giovane non era presente alla funzione: era arrivato verso le 5.30 del mattino e si è deciso di lasciarlo riposare. Poi il direttore del carcere mi ha dato il permesso di incontrarlo quello stesso pomeriggio. Sono rimasto lì per un’ora e un quarto».

«Ha pianto molto e abbiamo parlato e pregato tanto – ha aggiunto Brugnaro –. Ha chiesto di avere notizie della sua fidanzatina, che è in un carcere minorile. In questi casi preferisco pormi in un atteggiamento di ascolto e comprensione, limitandomi solo a pregare insieme a lui. Antonio mi ha raccontato di essere molto credente e di avere bisogno di pregare, così ho deciso di lasciargli un piccolo dono: un rosario proveniente dalla Terra Santa. Ha voluto pregare per i suoi genitori, per la fidanzata e anche per la mamma di lei. Non so fino a che punto si sia reso conto del gesto che ha compiuto, ma sono contento di avere visto anche da parte delle guardie carcerarie un atteggiamento di grande attenzione nei confronti del ragazzo. Mi ha chiesto di tornare ancora da lui e domani (oggi, ndr), di ritorno da Firenze, ho intenzione di tornare al carcere a trovarlo». Per il momento il ragazzo rimane piuttosto isolato nella casa circondariale, come capita a chi arriva lì per la prima volta dopo un fatto terribile di cui nei primi giorni sembra quasi non comprenda ancora la gravità.

Poi subentra la routine della vita carceraria: la sveglia alle 8, la colazione alle 9, l’apertura delle porte per consentire ai detenuti di uscire in corridoio, poi il pranzo alle 12, ancora qualche ora nei corridoi, infine la cena. Un regime semplice, facilitato dal fatto che Camerino è una piccola struttura, che al momento conta 42 detenuti maschi e 10 donne. Come prevede la legge carceraria, sono previste delle attività per il reinserimento dei detenuti: ci sono la biblioteca, sono organizzati corsi di yoga, italiano per gli stranieri, teatro, e chi può lavora con un piccolo stipendio in cucina o in lavanderia. Per ora, Tagliata non si è dedicato a nessuna di queste attività: ancora troppo forte è lo choc dopo quello che ha fatto.

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