Delitto di Natale, il padre: "Vienimi a prendere, mi ha chiesto…ma sono arrivato troppo tardi"

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
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San Severino (Macerata), 25 dicembre 2014 – Vanni Belfiore, il vicino di casa della mamma di Simone Forconi e direttore del corpo bandistico comunale Francesco Adriani ha ancora lo sguardo terrorizzato. “Ho trovato Simone disteso per terra – dice -, con i piedi vicini alla porta d’ingresso dell’abitazione dove viveva con la mamma. Era in una pozza di sangue. È stato terribile… Avevamo percepito un certo nervosismo della mamma già la sera prima. Musica ad alto volume e la nostra ennesima protesta inascoltata”.

Anelido Appignanesi, infermiere in pensione, non può entrare nel suo appartamento di via Zampa, al civico 1, al terzo piano, perché gli inquirenti sono ancora sul luogo del delitto. “Simone non ce l’ha fatta. Ho udito le grida mentre stavo portando il regalo a un vicino, sono accorso ed ho visto il ragazzo disteso sul pianerottolo. Era sbiancato. Aveva perso molto sangue. La vita lo stava abbandonando. Poi sono arrivati i soccorsi, ma ormai era troppo tardi. Le ferite erano profonde. Non c’era la possibilità di fare più nulla per il povero Simone”.

Il nonno paterno Giammario Forconi racconta con un autocontrollo che maschera a stento la disperazione: “Mia moglie Tamara è sopraffatta dal dolore. Non regge la situazione. L’abbiamo portata a casa. Debora (la mamma del ragazzo ucciso, ndr) è rimasta a passeggiare con noi, in centro, nel pomeriggio. Ci ha chiesto di poter portare Simone a casa per la cena della vigilia di Natale e per scartare i regali. Saremmo dovuti andare a riprenderlo con il padre Enrico subito dopo cena perché Simone avrebbe dovuto dormire con noi. Invece, quando mio figlio è arrivato la tragedia era già consumata. Il nostro caro Simone non c’era più”.

Il padre Enrico resta a lungo nell’appartamento dove fino a pochi minuti prima Simone era allegro, intento a gustarsi il regalo delle costruzioni Lego che gli piacevano tanto e che avrebbe voluto condividere con il padre. Questi, raggelato dalla terribile visione del figlio ormai senza più vita, supino, sul pianerottolo di casa. Ricorda l’ultimo pomeriggio vissuto con suo figlio. “Eravamo tutti a spasso per le vie del centro. Allegri. Apparentemente tutto tranquillo. Poi la mamma l’ha voluto portare con sé a cena ed a scartare i regali. Ci siamo sentiti con Simone una prima volta al telefono. Alle 20.30 ho richiamato. Simone mi ha chiesto di venirlo a prendere. Era di poche parole, come nel suo carattere. Ero vigile perché negli ultimi giorni la madre si comportava in modo strano, ma non potevo immaginare. Eppure ho capito, mi sono affrettato ad andare a riprenderlo. Eravamo d’accordo che mio figlio sarebbe rimasto con me ed i miei genitori a Natale e con la mamma l’ultimo dell’anno. Quando sono arrivato al condominio… il mio Simone non c’era più”.

 



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