Delitto di Natale, lo psicologo: "le famiglie vanno tutelate, servono prevenzione e sostegno"

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
IL BORGHIGIANO 20142015

San Severino (Macerata), 28 dicembre 2014 – «Sono frequenti i casi in cui le madri maltrattano i propri figli fino alla morte. Nel passato questo atteggiamento era meno evidente. Ciò che desta molta preoccupazione e che fa scalpore è il fatto che siano proprio le mamme, che danno la vita a toglierla e, come nel caso di Simone, a preadolescenti che tentano di difendersi».

Sono le parole di Maurizio Pincherle, psicologo, neuropsichiatra e direttore dell’unità operativa di neuropsichiatria infantile dell’Area Vasta 3, che parla di cosa scatta nella testa delle donne che commettono un figlicidio. «Le donne che arrivano a compiere gesti simili hanno gravi disturbi di personalità del tipo borderline – spiega il medico – caratterizzati da fasi anche molto lunghe di normalità che, per una situazione frustrante, possono arrivare a scompensarsi completamente e degenerare in crisi psicotiche. In questi momenti chi è vicino a loro può andarci di mezzo e rischiare la vita. Tali periodi di scompenso totale possono durare anche pochissimi giorni, ma sono deleteri. Le situazioni di disagio psichico stanno aumentando per molti motivi: crisi familiari, difficoltà economiche, situazioni di gravi disagi vissute dai genitori quando, a loro volta, erano adolescenti e non sono stati curati come si sarebbe dovuto».

Ed è qui che per lo specialista entra in gioco il ruolo fondamentale della famiglia. «La famiglia – aggiunge Pincherle – è la prima cellula della società e deve essere tutelata. Ci vorrebbe maggiore attenzione ai problemi della famiglia, attraverso attività di prevenzione e di sostegno a tutti i servizi: dalla scuola, a quelli sociali, dagli ospedali ai tribunali civili e dei minori. Se, però, le poche risorse rimaste vengono dirottate altrove e se il personale qualificato non viene reintegrato; se i tribunali hanno tempi biblici; se vogliamo dare sempre la colpa a qualcuno, allora non si risolve nulla». Infine il riferimento al caso di San Severino. «Anche se attualmente ci viene difficile – conclude il dottore – pensiamo a quella madre nel momento in cui, a crisi psicotica terminata, si renderà conto di cosa ha fatto. In generale anche queste povere donne andavano curate prima, quando erano adolescenti, e credo che quando chiariranno cosa hanno fatto, non sarà possibile per loro vivere con un rimorso del genere. Sarà terribile».

 



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