Delitto Sarchiè, tre mesi per la super-perizia. La moglie: “A volte spero che torni”

Il Borghigiano Il Resto del Carlino
FONTE IL RESTO DEL CARLINO

Macerata, 21 agosto 2014 – «Ancora immagino di vederlo tornare a casa con le buste della spesa, per cucinare qualcosa di speciale. Gli piaceva tanto, seguiva anche le trasmissioni in televisione sulla cucina, prendendo appunti. E’ così che ancora oggi una parte di me lo aspetta: che rientra a casa con le borse della spesa». Ave Palestini, la moglie di Pietro Sarchiè, con la figlia Jennifer ieri mattina ha voluto partecipare all’udienza, in tribunale a Macerata, nella quale il giudice Domenico Potetti ha incaricato il medico legale e genetista Francesco De Stefano di effettuare una serie di analisi sui reperti raccolti nel corso delle indagini sul delitto.

Alcuni sono stati ritrovati nel capannone di Santo Seminara, indagato per favoreggiamento, altri in casa di Giuseppe e Salvo Farina, accusati di omicidio, e in casa della coppia Domenico Torrisi e Maria Anzaldi, anche questi ultimi indagati per favoreggiamento; altri infine, come una macchina, sono stati sequestrati in Sicilia, dove da qualche settimana sono tornati i Farina. Al professor De Stefano è stato chiesto anche di valutare le tracce prelevate nel garage a Castelraimondo usato da Farina, ed emerse grazie all’ultimo controllo fatto con il luminol. L’esperto ha chiesto novanta giorni di tempo per esaminare tutto, ammettendo da subito la complessità dell’accertamento; le operazioni comunque sono iniziate già da ieri.

Ma contro questo accertamento hanno sollevato alcune obiezioni gli avvocati Mauro Riccioni e Marco Massei: «Sono stati sequestrati moltissimi pezzi meccanici — hanno poi spiegato i legali —, ma chi dice che siano del furgone di Sarchiè: i cerchioni, i parafanghi, potrebbero essere i pezzi dei mezzi che Farina riparava per hobby, o del suo furgone. Prima dell’analisi sulla compatibilità genetica delle eventuali tracce, andava verificato da dove vengano realmente tutti quei reperti». Il giudice Potetti però ha respinto l’eccezione, e ora molta parte dell’indagine è nelle mani del professor De Stefano, presidente dei Genetisti forensi italiani. All’incidente probatorio, i Farina hanno nominato come consulente il professor Piergiorgio Fedeli di Camerino, gli avvocati Tiziano Luzi e Maria Squillace per la coppia Ansaldi e Torrisi nessuno, la procura il professor Raffaele Giorgetti e la genetista Loredana Buscemi, entrambi dell’università di Ancona. I familiari di Sarchiè, assistiti dagli avvocati Mauro Gionni e Orlando Ruggeri, hanno nominato il professor Adriano Tagliabracci.

«Da Pioraco a San Benedetto abbiamo tante dimostrazioni di solidarietà — ha detto poi Jennifer Sarchiè —, perché tutti volevano bene a mio padre. Ancora non abbiamo potuto celebrare il funerale, perché il corpo serve ancora alle indagini, ma va bene perché la cosa importante è scoprire la verità, a questo stiamo dedicando le nostre ultime, pochissime forze. Non puntiamo il dito contro nessuno, ma chi è stato deve pagare per questo dolore: mio padre è morto, ma noi gli stiamo dietro. Dal 18 giugno, 24 ore su 24 non facciamo che pensare a lui. Io da poco ho ripreso a lavorare, ma è difficile perché con la testa e con il cuore sono sempre da un’altra parte. Prima facevamo una vita normale, adesso non più e non sarà mai piàù come prima. Per questo chiediamo giustizia: non ci darà sollievo, non ci ridarà mio padre, ma è il minimo per chi ha fatto una cosa così».

L’affetto che Sarchiè aveva fatto nascere intorno a sé è testimoniato dalle tante iniziative organizzate per lui. La prossima sarà domani sera, a Visso, dove alle 21 ci sarà una fiaccolata in suo ricordo. Il 30 invece ci sarà una messa a San Benedetto, «visto che ancora non possiamo celebrare il funerale, così pregheremo per lui» dicono Ave e Jennifer. E poi a Porto San Giorgio, dove era nato 62 anni fa.




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