Delitto Sartini, Nica ha l’alibi: "Quella notte non era solo"

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

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Chiaravalle (Ancona), 27 settembre 2015 – C’era una persona sconosciuta, la notte del delitto, in casa di Giancarlo Sartini (FOTO), l’invalido di 53 anni ucciso tra il 26 e il 27 dicembre scorso nel suo letto, probabilmente per strappargli di dosso catenina, bracciali e anello d’oro.

A chiedere che si indaghi su un assassino ancora senza volto è il Tribunale del Riesame, che la scorsa settimana ha scarcerato Nica Cornel, il 23enne romeno unico indagato per il delitto di Chiaravalle. I giudici del Tribunale della Libertà (ossia del Riesame) ritengono insufficienti gli elementi emersi a carico dell’operaio, difeso dagli avvocati Marina Magistrelli e Simeone Sardella, una carenza emersa dopo gli approfondimenti tecnici sui reperti trovati in casa della vittima.

In particolare i giudici si soffermano su «alcune impronte plantari – si legge nelle motivazioni della scarcerazione – di piede indossante calzino, una delle quali evidenziata tramite Luminol e posta al lato destro del letto. II confronto tra le impronte esaminate nell’appartamento ed il campione di comparazione rilevato all’indagato ha condotto ad un giudizio di esclusione totale, dunque certa, di compatibilità tanto che la relazione conclude affermando che le impronte plantari non sono state lasciate dal Nica».

Secondo il Riesame questo indica che, al momento dell’omicidio o subito dopo (l’impronta, evidenziata con il Luminol, è insanguinata), in casa di Sartini c’era una persona non nota e questo aprirebbe, a parere dei magistrati, uno scenario del tutto nuovo, anche tenendo conto del fatto che in casa di Sartini non sono state trovate tracce dell’indagato.

Un altro elemento a favore di Cornel è l’ora del delitto calcolata dai medici legali: nell’intervallo di tempo ipotizzato (tra le 21.30 e le 2) l’indagato ha un alibi. In particolare, dalle 21.30 alle 22 del 26 dicembre resta al telefono con il padre in Romania e con un’altra persona, attorno alle 22 incontra gli amici al bar e con loro, dopo mezzanotte, aggancia la prostituta che resterà con lui fino alle 3.30 del giorno successivo.

Per il Tribunale della Libertà restano comunque gravi gli indizi a carico del 23enne, in particolare quelli forniti dalle intercettazioni telefoniche: nelle telefonate con la madre Nica fa riferimento particolari che, secondo i giudici, presuppongono la conoscenza di particolari dell’omicidio. Il giovane si mostra molto preoccupato di una condanna e prospetta lasciare l’Italia.

Inoltre i carabinieri del Ris, in un flacone di candeggina in casa di Cornel, hanno trovato tracce di Dna della vittima, che comunque non derivano da sangue. I giudici ritengono necessario un approfondimento investigativo per individuare altre persone coinvolte nel delitto.

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