Disastro aereo di Venarotta, il papà del pilota: "Dolore insopportabile"

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Venarotta (Ascoli), 19 agosto 2015 - «E’ passato un anno dalla morte di mio figlio, ma il tempo sembra essersi fermato a quel drammatico pomeriggio ed è ancora troppo forte il dolore che io e mia moglie ci portiamo dentro». Ha la voce rotta dall’emozione Lino Dotto, il papà di Alessandro, uno dei quattro piloti morti il 19 agosto del 2014 a seguito delle scontro tra i due Tornado dell’Aeronautica Militare avvenuto sui cieli di Venarotta. Oggi, però, nel primo anniversario del disastro, Lino non parteciperà all’inaugurazione del monumento dedicati ai ragazzi deceduti, che sorgerà a Gimigliano, ma si limiterà a presenziare alla cerimonia che si svolgerà nella base di Ghedi alle 9.

Dotto, come mai non sarà a Venarotta?

«Sinceramente non me la sento di andare a vedere questo monumento, anche se si tratta di un bel gesto per onorare Alessandro e gli altri tre ragazzi scomparsi. Ci sarà l’altro mio figlio, in rappresentanza della nostra famiglia, mentre io e mia moglie torneremo ad Ascoli nei prossimi mesi, in un’occasione più tranquilla. Altrimenti non riuscirei a contenere l’emozione. Un anno fa era tutto diverso e avevamo più forza per affrontare questa situazione, mentre adesso il dolore si è fatto sempre più opprimente».

Come sono stati questi dodici mesi?

«E’ stato un anno caratterizzato da tante difficoltà, perchè questi avvenimenti ti segnano nel profondo. Però bisogna reagire, anche se non è affatto semplice. Sto capendo cosa provano quei poveri genitori che hanno perso i loro figli a causa di un incidente stradale o sul lavoro».

Ha avuto modo di sentire anche i genitori degli altri ragazzi coinvolti nello schianto?

«No. Ho avuto modo di parlarci lo scorso anno, qualche giorno dopo il tragico fatto. Però poi non c’è stato un seguito nella nostra relazione, anche perchè era inutile continuare a soffrire insieme e piangersi addosso».

Secondo lei come è potuta accadere una cosa del genere?

«Difficile dare una risposta. Io credo che si sia trattato di una fatalità. Stiamo parlando di quattro ragazzi che avevano ormai maturato una certa esperienza e che non stavano effettuando il loro primo volo. E’ stata una concomitanza di fattori che ha portato alla morte di Alessandro e degli altri tre piloti. Per il resto, con tutta sincerità, non voglio credere a nient’altro».

Come è stato, da quel maledetto giorno, il suo rapporto con l’Aeronautica?

«Ottimo. Non ci crederete ma è così. Non avrei mai pensato di trovare all’interno dell’Arma delle persone così vere, umane e affettuose. Nei momenti più difficili, io e mia moglie, abbiamo trovato il conforto dell’Aeronautica e siamo riusciti a risollevarci».

Anche da Venarotta e dal Piceno in generale ci sono state molte dimostrazioni di affetto. Non è così?

«Certamente. E non smetterò mai di ringraziare gli abitanti di Venarotta che in quei giorni di sofferenza e di dolore si sono messi a disposizione per collaborare nelle ricerche».

Quali consigli di sente di dare ai genitori dei tanti ragazzi arruolati nell’Aeronautica che quotidianamente rischiano la vita?

«Dico loro di essere entusiasti dei propri ragazzi e di incoraggiarli nella realizzazione dei loro sogni. Alessandro è morto facendo ciò che più amava».

 

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