Disoccupato a 52 anni: "Ho contattato più di cento aziende, solo una ha risposto"

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

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Macerata, 14 aprile 2016 – «Quello che ti fa più male non è sentirsi rispondere che il lavoro non c’è, ma l’indifferenza. In poco più di un anno, tra curricula spediti on line e quelli consegnati di persona, ho contattato oltre cento imprese: solo una mi ha convocato per un colloquio, mentre altre due si sono degnate di rispondermi». Maurizio Piergiacomi ha 52 anni, una moglie e due figlie, studentesse. Da oltre un anno ha perso il lavoro e non riesce a trovarne un altro. Ma rispetto ad altri suoi coetanei si considera «fortunato», visto che percepisce un assegno di invalidità a causa di una ipoacusia insorta diversi anni fa.

Quando lavora l’assegno si riduce, ma con una occupazione può contare su un reddito che gli consente di affrontare gli impegni assunti per sé e la famiglia. «E, poi – aggiunge – a 52 anni non posso certo stare senza far nulla». Piergiacomi ha lavorato a lungo come capo reparto nella grande distribuzione, assunto anche in forza della sua disabilità. Poi dal 2006 è entrato a lavorare in un’impresa come magazziniere. «Quando, a fine 2014, l’azienda è entrata in difficoltà e ha chiesto la mobilità per 24 degli allora 32 dipendenti – spiega – io sono stato uno di quelli rimasti tagliati fuori da alcune possibili vie d’uscita. Eh sì, perché da una parte la legge, nel caso in cui una ditta assume, riserva dei posti a chi ha una disabilità: ma lo fa secondo certe condizioni e certi numeri che spesso mancano. Così a febbraio 2015 sono rimasto senza lavoro».

Da allora ha fatto di tutto per cercare di trovarne un altro. «Mi creda in più di un anno ho bussato a tante porte e spedito curricula in ogni dove, senza pretese, pronto a fare qualsiasi lavoro. Ma il risultato, ad oggi, è che devo arrangiarmi per arrotondare. E, come me, tanti altri coetanei o persone anche più avanti negli anni. Pensi che ci sono imprese che al di sopra di una certa età, spesso 40 anni, nonostante sia vietato dalle norme, non assumono. Preferiscono pagare le multe che vengono loro comminate, ma non assumono».

«La sensazione è stata spesso quella di chiedere la carità – continua Piergiacomi –. Ho cercato lavoro come magazziniere, visto che questo era il più vicino alla mia ultima occupazione, nel settore del giardinaggio, delle pulizie, del calzaturiero e tanti altri. Non di rado, suonato il campanello, una volta comunicato che ero lì per presentare un curriculum, non mi hanno nemmeno aperto la porta, invitandomi a metterlo nella cassetta della posta. Nell’unico caso in cui sono stato chiamato per un colloquio, purtroppo non ho potuto avere il lavoro perché sono arrivato tardi. L’ha avuto un altro, anche lui con disabilità, ma più giovane di me».

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