Dopo lo yogurt cosa cambierà?

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
IL BORGHIGIANO 20142015

Pesaro, 15 febbraio 2015 - Un paio di concetti per chi vuole uscire dal facile populismo e dall’inevitabile arrabbiatura per la vicenda delle spese pazze. E’ chiaro a tutti che la distanza della Regione dai cittadini consente a chi la gestisce di fare un po’ come gli pare. Il federalismo propugnato dalla Lega e le leggi approvate dal centro sinistra hanno portato i consiglieri regionali a credersi altrettanti parlamentari ed a scimmiottare lo stato centrale nelle prebende e negli sprechi. Le Marche non potevano essere diverse: pur avendo cifre complessivamente minori delle altre Regioni e anche spese che strappano sorrisi, come il vino San Crispino o il pacchetto di sigarette o anche il libro de “La principessa sul pisello”.

Il che spiega che quel tipo di comportamento (come farsi pagare le spese di benzina dal gruppo nonostante ci sia la diaria per quello) era generalizzato, istituzionalizzato. Fino ad arrivare al Pdl che divideva i fondi in parti eguali tra i consiglieri. Detto questo c’è anche una responsabilità della procura di Ancona che doveva chiudere mesi fa l’inchiesta. Dopo aver ascoltato uno per uno i consiglieri, chiedendo loro come spendevano i soldi e con chi facevano pranzi e cene a carico del contribuente. Non saremmo arrivati sotto le elezioni e nessuno avrebbe potuto dire niente. Ora tra dubbi veri e piagnistei collettivi ci sorbiremo il solito minuetto sui tempi che non serve a nessuno. Così come fa un po’ sorridere la linea del silenzio scelta dai vertici dell’istituzione regione. Mentre infuria la polemica sul vino e lo yogurt, sulle cene al tartufo e gli abbonamenti internet, c’è chi ha altro da fare, come testimoniano i tweet sulla Bit e le meraviglie turistiche delle Marche. Al di là dell’aspetto penale (destinato a finire nel nulla, anche per la prescrizione) l’inchiesta pone una necessità collettiva.

Il cambiamento di abitudini politico-istituzionali non può più attendere. In questo i due candidati alle primarie del Pd sono apparsi troppo timidi, troppo prigionieri dei loro sostenitori, troppo legati ad una dialettica interna al partito in cui Marcolini è il continuatore dello status quo e Ceriscioli il rappresentante del vento del nord. Troppo semplice e troppo facile. Come polemizzare sul Festival della Felicità, aperto da Spacca e chiuso da Ricci. C’è ben altro da discutere.
 



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