Due maceratesi a caccia dello Yeti

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Macerata, 14 ottobre 2015 – Un affascinante viaggio a piedi sulle tracce dello Yeti nei luoghi sacri del Nepal, ad altezze da capogiro, organizzato da «Explora Nunaat International» per realizzare un’indagine antropologico scientifica: una ricerca che sarà anche una missione umanitaria. È partita ieri la spedizione dei 10 italiani, tra cui il maceratese Luca Natali (membro di Explora Nunaat e ricercatore archeologo all’istituto italiano di Paleontologia a Roma) e il civitanovese Giorgio Marinelli (direttore dell’Explora team e presidente della Federazione Speleologica marchigiana). Molteplici gli obiettivi della spedizione: dallo studio delle popolazioni locali Sherpa dal punto di vista antropologico e genetico (le ricerche condotte nel 2013 hanno evidenziato dei caratteri morfologici dentari con altissima frequenza nell’uomo di Neanderthal) a indagini sugli insediamenti nel villaggio abbandonato di Bomdok (a quota 4.700 metri), dalla ricerca sui microrganismi acquatici in ambienti estremi all’esplorazione alpinistica del ghiacciaio Drolambau e di alcune vette. Ma a destare curiosità è soprattutto la ricerca del leggendario Yeti, meglio conosciuto come «uomo delle nevi». «Nella mitologia nepalese – spiega Luca Natali – questa creatura è reale. Qualcuno sostiene di averlo visto, qualcun altro di averne avvistato le orme. I nepalesi credono nell’esistenza dello Yeti, animale che potrebbe essere un’evoluzione del Gigantopithecus. Noi faremo interviste agli abitanti dei villaggi in cui passeremo, per cercare di capire meglio questa figura».

L’esplorazione alpinistica, in un luogo estremo himalayano, per lo più «ignoto» e denominato «Malangur» (grande scimmia) sulle mappe nepalesi, costituirà la prosecuzione dell’indagine sulle tracce dello Yeti iniziata nelle foreste a valle e un ulteriore tassello nella conoscenza del costituendo Parco Nazionale del Gaurishankar Everest. La spedizione sarà impegnata in un territorio al confine con il Tibet, nella valle denominata dai locali «Rolwaling» (dal tibetano rolwa, ‘depressione’ e ling, ‘luogo’). Una valle riconosciuta come beyul, (terra nascosta) sacra al popolo Sherpa: «Lasceremo l’automobile a Jagat e ci metteremo in cammino, salendo prima a 2.00 metri, poi 2.800 metri, poi al villaggio di Beding (3.200 metri, infine a Na (4.200 metri) da dove ci spingeremo fino a Bomdok, a 4.700 metri, un villaggio abbandonato con strutture in pietra di dimensioni rettangolari, che saranno oggetto di studio. L’emozione è forte, c’è la consapevolezza che stiamo facendo ricerche preziose». Non solo: «Proseguiremo le attività di cooperazione umanitaria iniziate nel 2011 – prosegue Natali –. Oltre al rafforzamento dei rapporti di collaborazione tra il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga e il Parco Nazionale nepalese del Gaurishankar Everest, stiamo pensando a un ampliamento dell’acquedotto che abbiamo realizzato nella precedente spedizione del 2013. Inoltre, porteremo creme solari ad alta protezione per gli sherpa. La situazione della popolazione dopo il terremoto è veramente terribile». Le ricerche genetiche e antropologiche sono condotte in collaborazione con l’Alma Mater Studiorum (Università di Bologna). La ricerca sui microrganismi acquatici è condotta in collaborazione con l’Università degli Studi dell’Aquila.

 

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