Duello in tribunale sull’eredità di Ripani

Il Borghigiano Il Resto del Carlino

Macerata, 24 agosto 2014 – Finiscono al centro di un’inchiesta della procura i quadri lasciati dal pittore civitanovese Walter Ripani, deceduto il 19 novembre 2012. Ottanta opere, quadri e sculture, sono state sequestrate dagli agenti del Commissariato in casa della sua convivente, Fiorenza Binci, che ora ha ricevuto l’avviso di fine indagini con l’accusa di appropriazione indebita. La storia inizia prima della scomparsa dell’artista, e a raccontarla sono Anna Ripani e la figlia Pamela, cioè la figlia e la nipote del pittore che ora, con l’avvocato Fabiola Cesanelli, richiederanno indietro quello che ritengono sia loro.

«Prima di morire, mio padre era legato a una donna, ma viveva in casa di un’altra, con cui anni prima aveva avuto una relazione — spiega Anna Ripani, che da tempo vive a Roma —. Quando gli venne diagnosticata la malattia, fece vuotare il negozio affittato con la compagna: moltissimi quadri, sculture, cornici e lampade vennero messe in casa della ex, dove lui viveva». Passati i primi mesi dopo la sua morte, Anna Ripani e la figlia Pamela hanno l’idea di organizzare una mostra per ricordarlo a un anno dalla sua scomparsa. Contattano il Comune, dove trovano grande disponibilità, e muovono e i primi passi per l’organizzazione della mostra. «Eravamo pronte a stampare volantini e manifesti. Tra l’altro, c’erano dei quadri che volevamo regalare: uno, con il castello Svevo di Porto Recanati, volevamo donarlo a quel Comune, l’altro è il “trabaccolo”, per anni ai cantieri navali di via Mazzini, e volevamo regalarlo al Comune di Civitanova». Ma ad aprile del 2013, quando le discendenti di Ripani cercano la convivente per prendere i quadri da esporre, non la trovano: sparita, con tutte le opere. «Fummo costrette a disdire la mostra, facendo una pessima figura. A marzo, esasperata, ho denunciato tutto al Commissariato». Pochi mesi dopo, il sostituto procuratore di Macerata Rosanna Buccini dispone il sequestro delle opere che erano in casa di Fiorenza Binci. Ne vengono trovate ottanta. E nei giorni scorsi, la procura le ha inviato l’avviso di chiusura delle indagini; la donna è accusata di appropriazione indebita. L’indagata, difesa dall’avvocato Roberta Bizzarri, assicura che le opere sono sue, infatti dietro a ogni tela c’è un bigliettino che documenta la donazione fatta dal pittore alla donna.

«Anche sotto i piedistalli delle lampade — racconta Anna Ripani, che ora ha potuto rivedere i quadri del padre — è attaccata un’etichetta: sono ovunque, tutte uguali, senza data. Nella denuncia ho calcolato che le sue opere possano valere in tutto 250mila euro, ma è un calcolo sommario e anche irrilevante: noi i quadri volevamo in parte tenerli, in parte donarli e soprattutto mostrarli nei posti dove mio padre è vissuto, alle persone che lo hanno conosciuto, apprezzato e amato. E purtroppo finora questo ci è stato impedito».



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