Ecco "Le care vecchie foto di MarottaMondolfo", il libro dell’estate per fare un tuffo nel passato

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Marotta (Pesaro e Urbino), 21 luglio 2015 – Prendendo lo spunto da “Cara vecchia Fano”, i libri fotografici di Carlo Moscelli e Sebastiano Cuva, Luciano Orlandi, che dei due fu compagno al Liceo “Nolfi”,  ha pensato con Giulia Roscetti, un libro intitolato “Le care vecchie foto di MondolfoMarotta”. Il libro sarà presentato il 24 luglio a Mondolfo (Bastione Sant’Anna) ed il 13 agosto a Marotta (Villa Valentina).

Scrive in prefazione Luciano Orlandi: “Sull’esempio della luminosa copertina di Natale Patrizi, in arte Agrà, che ne esprime la visione unitaria, il libro vuol essere un omaggio alle donne e agli uomini del nostro territorio. E non solo. Lo chiamerei  una storia raccontata tramite oltre 400 fotografie in bianco e nero che riguardano appunto MondolfoMarotta. Cosa sono le fotografie? Se sono lampi di vita che raccontano di più di mille parole questo è il libro giusto o per lo meno così lo considero, magari sopravvalutandolo. Comunque è un libro speciale”. Naturalmente mancano ”quegli scatti immaginati che non sono riuscito a trovare. Però mi accontento di quello che sono in grado di mostrare al lettore. La maggior parte delle fotografie riguardano le persone, viste singolarmente o in gruppi. E’ stata una scelta condivisa con Giulia, anche se scorci di una Mondolfo antica e di una Marotta d’antan non mancano”.

La potenza del pensiero ritorna al passato su avvenimenti piacevoli o tristi, luoghi ameni o brutti, persone amate o detestate. “Per chi sfoglierà il libro ci sarà perciò la possibilità d’incontrare molti personaggi del nostro territorio, noti e meno noti, con tanto di nome e professione, nel loro habitat, coi loro amici, mogli e fidanzate. Chi li riconoscerà avrà un tuffo al cuore, gli altri si dovranno accontentare, guardando le foto, di risentirne gli echi, grazie ai discorsi fatti, magari, in famiglia, al bar, nelle piazze e nelle vie di MondolfoMarotta”.

“Confesso che ho cercato le foto un po’ da tutti – prosegue la prefazione -, specie quelle inedite e tenute segrete in casa; ho rivisto così persone che non vedevo da anni  e ne ho conosciuto di nuove. Vi ho trovato, all’inizio, sorpresa e singolarità per la richiesta, poi, collaborazione e simpatia, accendendo curiosità e interesse per il lavoro  che stavo per intraprendere, ma, a onor del vero, qualcuno restio l’ho  incontrato, magari per pura dimenticanza“.

Le care vecchie foto di MondolfoMarotta, stampato dalla Sonciniana di Fano, è suddiviso in tre sezioni. “All’inizio le immagini seguono il tempo dello scatto: dall’ultimo periodo del 1800, ai primi del 1900 e così via sino agli anni ’70 e ’80 del secolo scorso. Sono foto ab antiquo di Marotta  e Mondolfo, di gruppi di 
persone nelle vie, in campagna, al mare; foto di mestieri, cerimonie, feste, balli. Ci sono poi i ritratti” l’operaio, il medico, il fabbro, l’insegnante, il muratore, il politico, il militare, il contadino, lo sportivo, il sarto, il commerciante, il barbiere, il  possidente, il pescatore, il pescivendolo, il calzolaio, l’imbianchino, l’autista. Le donne? In questa sezione sono in netta minoranza. 

Nel retro di alcune fotografie l’autore ha ”letto, con grande sorpresa, dei messaggi che il fotografato o i fotografati inviavano alla fidanzata, alla moglie, alla famiglia. Sono frasi dettate dal cuore ancora fresche, eppure sono trascorsi molti anni”.
Eccone alcuni esempi.
Amilcare Pierfederici e Ginetta Roscetti, sposi nel 1924, lui alla famiglia di lei: Col cuore a voi, sempre.
Alessandro Roscetti Gnegno e Marietta Tonelli nel 1938, per il loro 51° di matrimonio, al figlio Luigi Gigin d’Gnegno dicono: Ti preghiamo gradire, con i baci, auguri e benedizione Adalgiso Ricci scrive all’amata Diva nel luglio del 1939: lui ad Asmara (Eritrea), lei a Mondolfo.
Il mio sguardo è volto verso nord, verso te, mia Diva. Gli occhi quasi socchiusi come per vederti nel sogno, mia fata. Ancora, passeggia elegante e felice in una via della città: Diva, che il mio sorriso ti arrechi gioia. E la Diva Montanari, mentre a Castelgandolfo nel 1944, studentessa dell’Accademia di educazione fisica, lancia con stile il giavellotto, dice ad Adalgiso: Un attimo e avresti visto un bel lancio. Caramente Diva.
Piero Bernacchia, negli anni ’50, da Caracas, dov’è emigrato coi fratelli Gino e Mario, così scrive alla moglie Elda: Per esserti vicino ti bacio.

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