Ex modello con la sclerosi multipla sospende le cure per diventare padre

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Urbania (Pesaro e Urbino), 20 giugno 2015 - Cosa si è disposti a fare per aver un figlio? Ivan Cottini (foto), malato di sclerosi multipla, ha sacrificato un braccio e accelerato la degenerazione del suo corpo. Il giovane di Urbania, reso sterile dal cocktail di medicine che assume (14 al giorno per contrastare l’avanzamento della sclerosi nella forma più aggressiva), ha sospeso le cure all’insaputa di tutti, anche della compagna, per poter procreare un figlio che è «la mia salvezza da questa malattia». A settembre nascerà una bambina. Cottini, testimonial dell’Aism, un passato da fotomodello di intimo per noti marchi, un presente da modello per le campagne di solidarietà, in due anni è passato da una vita con soldi, successo, donne, a ricoveri in ospedale per combattere la sclerosi, che gli ha tolto quasi del tutto la vista, la possibilità di camminare, ha compromesso in parte il linguaggio, il fegato che è quasi al collasso.

Cottini racconta il suo percorso in un libro fotografico che uscirà a Natale e servirà per aiutare le famiglie con malati di sclerosi: perché questo libro?

«Due anni fa raccontavo la mia vita su Facebook e più passava il tempo più gente si appassionava a quello che dicevo. Nel libro ho ripercorso i momenti dell’ospedale, ci sono foto crude, si vede la l’angoscia che la mia vita potesse essere finita a 27 anni».

Molto diversa dalla vita da modello…

«Quando lavoravo avevo soldi, non pensavo a nulla, tutto era bello, ero totalmente immerso in quel meccanismo. Ho esibito il mio corpo in tutte le sue sfumature».

Quale è stato il primo pensiero quando ha scoperto di essere malato?

«Ho creduto di perdere tutto, ho visto svanire i miei sogni: in 5-6 mesi, ho perso il lavoro, la mia fidanzata di allora mi ha lasciato in ospedale. Non mangiavo più, facevo discorsi senza senso, pensavo «posso dire di aver vissuto solo 27 anni», fino a quando sono arrivato a un bivio».

Cosa è successo?

«La notte del 31 dicembre 2013, in ospedale, ho fatto una gara di carrozzine con una paziente di 72 anni: è stato un momento normale, in un certo senso, e ho capito che potevo riprendermi. Mi sono detto che non potevo buttarmi via perché avevo ancora tanto da dare. Nella primavera del 2014 ho cominciato a riprendermi la mia vita, ho sentito lo spirito in me che cambiava e nella mia vita è entrata una persona».

Come vi siete conosciuti?

«Valentina seguiva la mia storia su Facebook e mi ha chiesto di venire a trovarmi: ci siamo innamorati in ospedale a Pesaro e in ospedale abbiamo anche fatto l’amore. E’ la donna perfetta: rimane al mio fianco nonostante la malattia, mi raccoglie, mi pulisce, mi consola. Quando mi hanno dimesso mi hanno consigliato di andare al San Raffaele che è il centro più importante per la sclerosi. Le foto scattate lì hanno un segno diverso: io prendo il sole, sono più positivo, sorridente, perché la vita aveva un nuovo significato».

Quale?

«Ho capito che non ero morto e volevo un figlio. Le cure che faccio per cercare di fermare l’avanzamento della malattia mi rendono sterile: ho sospeso le cure, all’insaputa dei miei genitori e anche della mia compagna, perché questa bambina è la mia salvezza di fronte alla malattia».

Cosa ha comportato?

«Che ho perso quasi l’uso di una mano perché per cinque mesi la malattia ha avuto campo libero: la mia famiglia si chiedeva perché io peggiorassi nonostante le medicine».

Qualcuno potrebbe giudicarla una decisione egoistica?

«Nella nascita di mia figlia io vedo la mia guarigione, anche se non guarirò mai davvero. Forse io non potrò mai prenderla in braccio o giocare con lei, ma credo che questa nascita ci renderà più felici: la malattia sta progredendo, ho dolori allucinanti, ma quasi non ci penso più. Ho raccontato la mia scelta nel libro perché vorrei che le persone malate smettessero di essere bruchi e tornassero ad essere farfalle».



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