Ex Upim, progetto mensa affossato

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Macerata, 18 maggio 2015 – Tramonta l’ex Upim come mensa universitaria perché il Cda dell’ente non si è riunito più volte per mancanza del numero legale. «Un’occasione persa – è il commento di Maurizio Natali, presidente dell’Ersu – non aver potuto discutere sull’acquisto dell’immobile».

Perché la mancanza del numero legale?

«La domanda dovrebbe essere rivolta agli assenti. Ritengo che non sia obbligatorio far parte di un Cda per cui ci si dimette se sono sopraggiunti impegni, altrimenti si partecipa per dare un contributo, anche il dissenso per il quale è previsto il voto contrario».

Chi è mancato al Cda?

«Sono assenze diverse per durata, una in particolare è del rappresentante della minoranza del consiglio regionale, De Simone, poi a seguire quella del rappresentante dell’ateneo, Rivetti, e poi da ultimo quella della studentessa eletta nelle file di Officina Universitaria, Borroni, che non ha partecipato agli ultimi quattro consigli di amministrazione».

Come se ne esce da questa situazione?

«Tocca alla Regione provvedere perché oramai esula dalle mie competenze, il mio mandato cessa con le elezioni».

Quali sarebbero i vantaggi per gli studenti avere una mensa nei locali ex Upim?

«Innanzitutto una ristorazione di avanguardia che supera la classica linea di distribuzione con il menù variato settimanalmente, con una serie innovativa di isole dove lo studente sceglie direttamente ciò che vuole. Così si eliminano code e i ragazzi possono tornare in tempo per le lezioni. Poi c’è la posizione che consente una maggiore socializzazione per la presenza di tanti esercizi commerciali rispetto alla posizione attuale e inoltre sono più vicine le aule didattiche».

E per la città?

«Si recupera una struttura inutilizzata da tempo e si contribuisce a rivitalizzare il centro considerando che in un anno eroghiamo 170mila pasti. Poi il recupero del piano terra e la possibilità concreta di insediamento di nuovi esercizi commerciali, anche di natura alimentare, avrebbe contribuito a potenziare il richiamo del centro e a consentire all’Ente nuove entrate».

Sul piano finanziario c’erano le premesse per un simile investimento?

«Noi possiamo vantare su un risparmio di 200mila euro all’anno, ciò grazie alla risoluzione di rapporti stipulati dalle precedenti amministrazioni per 119mila euro a cui si aggiungerebbero i 76mila euro annui che paghiamo da quindici anni all’ateneo come affitto per gli attuali locali della mensa. Ed ecco allora l’interesse a capitalizzare l’Ente con una struttura di pregio in una posizione strategica».

Questi soldi risparmiati come verranno utilizzati?

«Il loro mancato utilizzo finisce per costituire un regalo agli altri Ersu poiché questi soldi sono vincolati e andranno restituiti alla Regione».

A proposito, è compatibile la sua carica con quella di candidato al consiglio comunale?

«Non ci sono problemi per l’ufficio legale della Regione poi, ripeto il mio mandato finisce il 31 maggio».



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