Fabriano, 1943-2015 72°Anniversario della Strage della F.A.M. Poeta – Serradica 10 Ottobre 2015 ore 10.00

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Commemorazione della Strage che la Mia famiglia, la Famiglia Poeta, ha subito nell’allora Venerdì 8 Ottobre 1943 a Serradica, dove per lo scoppio di una bomba a mano tedesca, morirono due bambini (fratelli di mio padre, una di nove anni, Antonia, e uno di tre anni, Mario).

Quel venerdì era una mattina nebbiosa, forse messa lì da Madre Natura per coprire con un velo lo scempio terribile che sarebbe accaduto; regnava la quiete di una spensierata mattinata di gioco tra fratelli e cugini, di quel 8 Ottobre 1943. Antonia (28/05/1934 – 08/10/1943), Mario (10/06/1939 – 08/10/1943), Antonio (1939 – 2014 ) e Francesco Poeta (12/12/1936 – 02/01/2011), mio Padre , quattro bambini di nove, quattro e sei anni, giocavano con una palla fatta di stracci, annodati con una corda. Quel dì, volle che trovarono un oggetto tondeggiante, a loro sconosciuto, simile magari ad un pallone ben più fatto, che uno di stracci, sotto un mucchio di fascine. Quello strano pallone, di lì a qualche attimo, avrebbe segnato per sempre il loro destino: era una bomba a mano tedesca, con il detonatore legato con un filo di ferro alle fascine, in modo che il primo che le alzasse o muovesse, ne avrebbe scatenato l’ordigno. Un boato forte come un tuono, raccontano i testimoni, echeggiò nella vallata: si sentì da Salmaregia (frazione di Nocera Umbra) a Cancelli (frazione di Fabriano), insieme al pianto straziante di mia nonna Maria Fiammenghi, e alle urla dei testimoni, chiare fino a Cacciano (frazione di Fabriano). Francesco, Antonia, Antonio e Mario, erano esanimi a terra, non rispondendo a nessuna sollecitazione esterna. Respiravano, seppur a fatica, solo Francesco e Antonio. Per Antonia e Mario, non ci fu più nulla da fare. Morirono sul colpo, i loro resti, sparsi un po’ in terra, e i loro vestiti, si attaccarono per la forza dell’onda d’urto ad una recinzione con brandelli di carne penzolanti. Quei bambini furono portati all’Ospedale di Fabriano con un carretto, e la scena che videro gli operatori del pronto soccorso, fu una delle scene più lugubri mai viste nel comprensorio. Tre corpi di quei quattro bambini, deturpati e dilaniati da una guerra ingiusta, tanto da essere irriconoscibili. Mio padre, all’epoca, aveva solo 6 anni. Allo scoppio della bomba, gli si perforarono i polmoni e, avendo la bocca piena di terra, riuscì a stento a respirare, solo tramite i fori creati dalle schegge che gli bucarono il torace. Sopravvisse a quella disgrazia, solo per i fori che aveva al torace e per il fatto che la sorella, Antonia, con il suo corpicino senza vita, gli fece da scudo. Perse un occhio e una mano, ma ebbe la freddezza di un coraggioso bimbo di soli sei anni, di provare a coprirsi il viso per tentare di salvarsi. Antonio Poeta, cugino di mio padre, insieme alla sua famiglia, nel ’43 si era rifugiato a Serradica per sfuggire ai pericoli della Seconda Guerra […]. All’epoca aveva 4 anni: perse completamente la vista.  Quest’anno, ricorre il 72esimo anniversario di quel terribile giorno, nel quale si ricordano per sempre tutti i caduti in guerra di Serradica, figli della nostra Patria che, con il loro sacrificio, hanno donato al futuro la loro grossa testimonianza di Pace, a costo del loro sangue. Sabato 10 Ottobre 2015 a Serradica, allle ore 10.00, Ci ritroveremo davanti al Monumento ai Caduti; alle ore 10.30 sarà celebrata la Santa Messa; alle ore 11.15 ci sarà la Commemorazione davanti al Monumento ai Caduti sulle note del “Silenzio”, grazie al trombettista Diego Prioretti. Interverranno Il Sindaco di Fabriano Giancarlo Sagramola, L’On. Patrizia Terzoni, Giacomo Scortichini, Presidente Sez. A.N.P.I di Fabriano e Andrea Poeta, nipote delle vittime. Gli unici due superstiti alla strage del‘43 non ci sono più. Mio padre, Francesco Poeta, Cavaliere della Repubblica, è deceduto nel gennaio del 2011, e mio zio Commendatore nel dicembre del 2014. Entrambi hanno tenuto sempre alto il nome dello Stato; la loro Bontà e i loro Ideali, sono rimasti Vivi nelle fortunate persone che hanno avuto l’onore di conoscerli. Mai come in questo momento, il nostro Mondo ha bisogno di pace. C’è troppa violenza, nelle parole, nei pensieri, nei fatti. La guerra circonda il nostro Mondo e la nostra casa: mai dovremo dimenticare da Dove veniamo e Dove stiamo andando. Non dobbiamo mai perdere la Via principale della nostra vita, che è via di riedificazione e non di distruzione. Il passato ci insegna che le devastanti Guerre hanno creato solo morte, fame e distruzione (forse per pochissimi sono state un introito macchiato del sangue degli Innocenti […]). Questo grande Sacrificio di bambini, come di uomini, donne, anziani, zii, nonni, nipoti, madri, padri, parenti, Innocenti […], dobbiamo custodirlo, farlo nostro, nella pace come nella verità, che rende liberi e sgomina i malintesi e gli attriti tanto, troppo pericolosi per un mondo cos fragile. Tutto ciò, non deve essere Mai considerato un arrivo ma una Partenza per il futuro. In fondo: “Un popolo che ignora il suo passato non saprà nulla del proprio presente” (Indro Montanelli);”Dal diamante non nasce niente, dal letame nascono i fior” (Fabrizio de Andrè). Ricostruiamo, come singoli, famiglie, quartieri, comunità, paesi, umanità, la vera Pace, che nasce dal letame della guerra e dalla buona volontà di riedificare le macerie, rese monde dal sangue dei Piccoli e Grandi martiri immolati per la pace, perché dalla ceneri divampi di nuovo l’amore.

Il frutto del silenzio è la preghiera
Il frutto della preghiera è la fede
Il frutto della fede è l’amore
Il frutto dell’amore è il servizio
Il frutto del servizio è la pace.”
(Madre Teresa di Calcutta, premio Nobel per la pace 1979)

Tributo ai martiri di Serradica e a tutti i martiri della pace e della giustizia nel mondo:

Su un campo deserto

è finita appena una battaglia.

E tu, gli occhi che come pozze vuote

riflettono l’azzurro del cielo,

te ne stai disteso:

una mano sul cuore,

rosee ancora le labbra

e d’oro i capelli.

Qualche goccia di sangue

si è posata sul tappeto di neve,

rossa e innocente come un bacio,

l’ultimo alla tua patria lontana.

(“Patria”, Elisa Pallotta, XVII Rassegna Nazionale di Poesia e Narrativa “Anna Malfaiera” 2013)


Andrea Poeta

(ndr) Il significato di F.A.M oltre che famiglia, la punteggiatura tra le lettere, rappresenta le iniziali dei quattro nomi

manifesto per serradica 20151008

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