Fabriano – Addio a Domenico Burattini. Una vita per la Forestale

Burattini

IL LUTTO HA LOTTATO CONTRO UNA LUNGA MALATTIA
L’ex maresciallo amato da tutti, colleghi in lacrime
FABRIANO ULTIMO SALUTO Venerdì pomeriggio tra tanta commozione per l’84enne Domenico Burattini, maresciallo maggiore della Forestale deceduto all’ospedale Profili di Fabriano dopo una lunga malattia. Ormai da qualche tempo le condizioni di salute dell’uomo si erano aggravate fino a diventare irrecuperabili durante l’ultima degenza al nosocomio fabrianese da dove venerdì pomeriggio il feretro è partito alla volta di Genga, località d’origine del maresciallo, per la precisione nella frazione di Cerquete. L’OMELIA funebre è stata officiata all’abbazia San Vittore delle Chiuse a cui è seguita la tumulazione al cimitero di San Vittore di Genga. In tanti si sono stretti attorno alla moglie Amalia, al figlio Eligio (entrambi residenti a Pesaro) e alla figlia Nadia, molto nota a Fabriano e nel comprensorio per il ruolo ruolo di medico della locale Asur. E proprio nell’abitazione della figlia, l’uomo ormai da parecchi anni in pensione ha trascorso gli ultimi due mesi, rinsaldando ancor di più il suo legame con le terre d’origine che è comunque rimasto sempre molto forte. La sua è stata una vita che lo ha portato dietro al lavoro attraverso una carriera professionale di grande livello iniziata con i primi incarichi proprio in Forestale nella zona del Maceratese, in particolare nella sede di Fiuminata. Poi il trasferimento a Carpegna e infine quello a Pesaro, dove per tantissimi anni ha operato sempre sul campo come apprezzata sentinella dei boschi e delle zone verdi. Una lunga militanza quella pesarese che lo ha portato a decidere di vivere sul posto, dove aveva saputo coltivare nuove amicizie ed integrarsi benissimo con la realtà locale. Del resto gli ex colleghi di lavoro e coloro che hanno avuto modo di interfacciarsi con lui lo ricordano come una persona capace di coniugare al meglio l’aspetto umano con quello professionale. Insomma, il suo senso del dovere e del rispetto delle regole è andato di pari passo con la forte disponibilità ed umanità che costantemente trasudavano nei suoi atteggiamenti di marito, padre e soprattutto nonno felice. Negli ultimi anni, infatti, cercava di dedicare più tempo possibile a quattro nipoti che hanno rappresentato la sua gioia più grande nel periodo della pensione in cui ha affrontato con tanta dignità anche la malattia e dunque i momenti più difficili per le precarie condizioni di salute.
IL RESTO DEL CARLINO – Alessandro Di Marco – Edizione di Sabato 6 Dicembre 2014 –
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