Fabriano, Teatro Gentile – Beppe Fiorello racconta Modugno: «Porto in scena l’amore verso la vita»

Beppe Fiorello

‘Penso che un sogno così’ in scena da sabato al teatro Gentile – UNOspettacolo che torna ‘a grande richiesta’, e non per modo di dire. Sì, perché ‘Penso che un sogno così’ di Beppe Fiorello nelle prime due stagioni ha saputo far ridere, piangere ed emozionare il pubblico di mezza Italia. E anche questo ritorno è già stato salutato dal tutto esaurito. Sabato (ore 21) e domenica (ore 17) il popolare attore sarà al Teatro Gentile di Fabriano con questo one man show nato come originale omaggio a Domenico Modugno, scritto a quattro mani con Vittorio Moroni, e diretto da Giampiero Solari, il regista di famiglia, per così dire (è lui a firmare anche gli spettacoli del fratello maggiore Rosario). Le musiche sono eseguite dal vivo da Daniele Bonaviri e Fabrizio Palma. Fiorello, pare che il suo spettacolo sia destinato a diventare un piccolo classico. «E’ quello che sta accadendo. La conferma l’ho avuta in questi giorni al Sistina di Roma. E’ stato meraviglioso, è successo l’impensabile: ogni sera il teatro sempre pieno, in un momento storico così difficile. I finanziamenti al teatro sono stati tagliati della metà, mentre io stesso mi sono sentito messo con le spalle al muro dal terrore, quello che qualcuno cerca di farci provare entrando in un luogo pubblico dove si fa spettacolo. Invece abbiamo sconfitto la paura. E’ stato bellissimo rivedere così tante persone a teatro. Mi sento orgoglioso come artista, come uomo e come cittadino del mondo». Perché tanto successo? «Lo spettacolo sta suscitando un amore profondo verso la vita, anche perché ognuno rivede se stesso, rivede la propria vita specchiata nella mia. Ci tengo a sottolineare che non ‘faccio’ Modugno a teatro, così come l’ho fatto nella fiction. E’ un errore che non ho voluto commettere. Qui è come se fosse lui a raccontare la mia storia. Attraverso le sue canzoni evoco la mia vita, creando un racconto». C’è bisogno di emozioni positive, oggi più che mai? «Sì, anche di onestà. E il pubblico ha capito che quello che porto in scena è sincero. Lo porto senza timidezze, senza freni inibitori. E’ come se ogni sera rappresentassi un percorso psicanalitico. Ma intendiamoci, ci si diverte. Ci sono tante parti comiche e grottesche». Tutto è iniziato con suo padre, grande fan di Modugno, vero? «Sì, lui da piccolo mi faceva ascoltare le sue canzoni. Mi ha cresciuto col mito di Modugno. E io ora trasmetto questo ai miei figli. A teatro vengono anche molti ragazzi che pensavano che ‘Meraviglioso’ l’avessero scritta i Negramaro. E’ un bel complimento, un motivo di merito, sia per Modugno che per i Negramaro, che l’hanno fatta scoprire ai più giovani». Ma qual è il suo brano preferito, diciamo tra i meno noti? «‘Che cosa sono le nuvole’, scritta per Pasolini. E’ struggente». Notizia riferita da Raimondo Montesi IL RESTO DEL CARLINO

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