Fabriano – «Centro diurno, a rischio la sicurezza dei ragazzi»

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FABRIANO «Le famiglie sono molto preoccupate per la sicurezza e per l’aggravio di costi». Così l’Anfass, sezione di Fabriano, in merito alla situazione del centro diurno “Un mondo a colori”. Sono state già due le riunioni in comune chieste ed ottenute dai genitori dei 20 ragazzi che, quotidianamente, frequentano il centro diurno. «La delibera regionale, che dal precedente presidente Spacca non era mai stata applicata, serviva per poter ottenere finanziamenti statali. Con la nuova Giunta regionale è stata, invece, messa in azione. Questo ha determinato tagli del Comune di Fabriano di circa 64mila euro i fondi per il centro». Tagli attuati riducendo gli educatori da 9 a 5, tolta l’ausiliaria che faceva le pulizie, riduzione di orari per molte figure tra cui la coordinatrice del centro, la retta che passa a 12 euro al giorno per una media mensile di 250 euro a fronte degli attuali 120-130. «Senza focalizzarci solo sulla retta alla quale molti genitori, in lacrime, hanno già annunciato di non poter far fronte, esiste un rischio sicurezza dovuto alla razionalizzazione della presenza degli educatori. Si deve capire – prosegue l’Anfass fabrianese – che si tratta di ragazzi “speciali” che hanno necessità di essere seguiti bene, altrimenti ci potrebbero essere problemi importanti». A seguito di una seconda riunione in Comune, il sindaco Sagramola, ha annunciato di aver aggiunto 5 ore di presenza personale. «Vedremo se questo sarà sufficiente. Altrimenti, ci rivedremo». La situazione resta ingarbugliata. «Mettere in atto una delibera regionale senza poter garantire la sicurezza, oltre le cure riabilitative, è grave. Il centro sociale rischia di trasformarsi definitivamente in un deposito dove viene meno il diritto alla vita di ogni singolo ragazzo. Non si può giustificare tutto affermando che non ci sono i soldi. Tutti noi conosciamo la realtà di Fabriano e siamo coscienti di quanto ancora c’è da tagliare altrove prima di tagliare l’esistenza di queste famiglie. Noi – conclude l’Anfass – cerchiamo solo un po’ di rispetto e speriamo che qualcuno ci ascolti». Notizia riferita da Claudio Curti Il Messaggero

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