Fabriano – Chiusura punto nascite, il vescovo scrive a Ceriscioli e alla Lorenzin

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FABRIANO – SANITÀ LA CROCIATA DI VECERRICA PER SALVARE OSTETRICIA Il vescovo scrive al ministro: «Così, indietro di 2mila anni» E a Ceriscioli: «La vita è a rischio prima che inizi».  «E’ UN’OFFESA al popolo, un atto di insensibilità inaudita che emargina ancor di più l’entroterra rispetto alla costa». Il vescovo Giancarlo Vecerrica non usa certo giri di parole nel puntare il dito contro la Regione sempre più prossima a decretare la chiusura del punto nascite di Fabriano, dopo che le forze di maggioranza hanno respinto le mozioni ‘salva-cicogne’ presentate dalle opposizioni in assemblea elettiva a Palazzo Raffaello. Dopo quella votazione di martedì mattina e le successive parole del governatore Luca Ceriscioli a sostegno dell’intenzione di dire basta ai parti negli ospedali di Fabriano, Osimo e San Severino, il coordinamento delle mamme fabrianesi ha subito contatto il vescovo per chiedere il suo aiuto. E il presule – che in questa battaglia comunitaria si sta spendendo in ogni modo – si è immediatamente attivato. «APPENA la responsabile del comitato mi ha contattato, ho subito scritto una lettera inviata al ministro Lorenzin e al governatore Ceriscioli in cui ho chiesto di salvare il punto nascita». Non bastano, infatti, le rassicurazioni di Ceriscioli sul mantenimento del reparto di ostetricia e ginecologia e dunque dei dipendenti nella divisione ospedaliera locale, perché la partita si gioca tutta sulle nascite. «Penso – afferma il vescovo – alle neve e al ghiaccio di inverno, ai lavori lungo la Statale 76 e ho il timore che la vita venga messa a rischio prima che cominci. E’ una scelta inaudita chiudere il punto nascita, un vero e proprio attacco al popolo, perché la politica dev’essere spirito di servizio e dunque stare dalla parte della gente ed assecondare le necessità di un’intera comunità. E invece qui si penalizza sempre di più l’entroterra montano riducendo ulteriormente i servizi rispetto alla costa». NON ha peli sulla lingua il presule che annuncia di essere in prima linea in qualunque altra iniziativa di protesta in fase di allestimento questi ultimi giorni prima del verdetto atteso entro il 31 dicembre, data individuata come quella della sempre più probabile addio alle ‘cicogne’. «Stiamo per tornare indietro di oltre duemila anni, quando Gesù nacque al freddo e al gelo di una grotta senza che la Madonna avesse un luogo decoroso per partorire. Non si può regredire in questo modo, ecco perché nel mio messaggio di Natale stampato in 10 mila copie uno dei pensieri più importanti è rivolto proprio alla speranza di salvare il punto nascite». Notizia riferita da Alessandro Di Marco IL RESTO DEL CARLINO

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