Fabriano – Cinghiali, danni ai raccolti per 100mila euro

cinghiali

– FABRIANO – I DANNI dei cinghiali nel Fabrianese nei primi nove mesi del 2015 ammontano a 100mila euro divisi tra una ventina di aziende agricole del territorio. E’ il bilancio stilato dal neonato comitato etico per la salvaguardia montana, in pratica un gruppo di agricoltori che, stanchi dei blitz degli ungulati, si sono uniti per cercare di far valere i propri diritti. Tra le prime iniziative dell’associazione coordinata dalla presidente Patrizia Balducci c’è appunto quella di presentare il conto assai salato delle continue irruzioni degli animali selvatici. «Si tratta – spiegano – di raid che avvengono ormai tutto l’anno. I cinghiali devastano ceci, grano duro, orzo e in pratica qualunque tipo di coltura che cerchiamo di far crescere. Già il nostro lavoro è spesso alla mercé della variabile meteo, ma ora dobbiamo scontrarci anche l’incognita cinghiali che rischia di metterci in ginocchio». Tante, infatti, sono le realtà a carattere familiare che potrebbero perfino chiudere i battenti a stretto giro di posta se non ci sarà un’inversione di tendenza sul fronte dei risarcimenti e di un più ampio abbattimento dei cinghiali. «Quanto ai rimborsi – si lamentano gli agricoltori – è un continuo rimpallo tra l’Atc l’associazione dei cacciatori chiamata ai risarcimenti che si definisce in carenza di fondi per i mancati trasferimenti dalla Regione e lo stesso ente regionale che rimanda ogni competenza proprio all’Atc. Nonostante la legge imponga il pagamento entro 90 giorni di fronte a danni certificati dagli appositi periti, il risultato è che ormai bisogna attendere due anni prima di ottenere qualche rimborso. Un lasso di tempo enorme ed inaccettabile». Poi il sollecito agli abbattimenti. «Non è vero che la legge tutela i cinghiali. La normativa regionale del 5 gennaio 1995 parla chiaro e riferisce all’articolo 25 come si possa cacciare anche all’interno delle proprietà agricole private qualora ci sia un accordo tra istituzioni, associazioni e forze dell’ordine e gli stessi agricoltori. Insomma, la norma è molto più flessibile di quanto si vuole far credere e a questo punto ci viene da pensare che non ci sia la volontà politica di risolvere il problema magari perché qualcuno ha interesse a mantenere lo status quo. Da parte nostra, comunque, siamo disponibili a partecipare ad eventuali tavoli di concertazione perché la situazione sta veramente arrivando al limite del fuori controllo ed urgono azioni mirate per risolvere il problema». Notizia riferita da Alessandro Di Marco sulle pagine del Resto del Carlino

 

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