Fabriano – Civitanova: a un anno dall’avvento dei treni Swing, i disagi restano. La lettera di un pendolare

Della linea ferroviaria Fabriano-Civitanova mi sono occupata a più riprese in questi tre anni e mezzo di legislatura. Essa rappresenta ormai da diversi decenni  il simbolo del menefreghismo dei governi nazionali e delle amministrazioni regionali marchigiane nei confronti delle aree più periferiche. Un concentrato di paradossi, di gestioni sciatte e poco avvedute e, soprattutto, un’icona dello scarso rispetto che Trenitalia ha nei confronti del consumatore-passeggero che paga il biglietto. Il 2015 doveva essere l’anno della rivoluzione copernicana per la tratta ferrata che congiunge appunto il maggior centro appenninico della regione (Fabriano) a uno dei maggiori della costa (Civitanova Marche), incontrando lungo il suo tragitto importanti realtà come l’universitaria Camerino, Tolentino o addirittura il capoluogo di provincia Macerata. Dopo anni e anni di obsolescenze dalle tinte vintage, finalmente si è deciso di svecchiare la flotta: i dominus della politica regionale hanno annunciato col petto all’infuori nuovi rigogliosi fasti per la linea e i suoi ormai esausti pendolari. A distanza di 12 mesi però, siamo al punto di prima, nonostante i biglietti aumentati del 10%: treni vecchi ancora sui binari, ritardi in aumento e orari quanto meno bislacchi. Lo scenario attuale è perfettamente riassunto da una lettera inviatami da un pendolare. Davvero da non credere.

PATRIZIA TERZONI (M5S)

 

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