Fabriano – Ex Ardo, 700 operai rischiano il loro futuro

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FABRIANO FISSATA per il 26 maggio l’udienza in Cassazione in cui si discuterà della validità o meno dell’acquisto dell’ex Ardo – oggi Jp – da parte dell’imprenditore cerretese Giovanni Porcarelli. Una scadenza che si avvicina e che spinge Fiom-Cgil, Uilm-Uil e Fim-Cisl a pressare il Governo Renzi perché intervenga concretamente in quanto «non tollereremo alcuno scaricabarile in questa drammatica vicenda che mette a rischio il destino di 700 lavoratori». Dopo l’incontro con Porcarelli dei giorni scorsi, le segreterie provinciali di Ancona e Perugia si dicono quanto mai preoccupate per «la mancanza dell’indirizzo politico del Governo su una questione industriale strategica per i nostri territori». Finora il ricorso delle banche ha avuto buon esito in quanto in primo grado e in appello le due sentenze speculari hanno stabilito che la cifra di cessione dell’impresa (13 milioni di euro), accettata dal Ministero perché all’epoca commissariata, era troppo bassa e dunque fuori dai parametri del mercato. Secondo i giudici, infatti, il tetto minimo di vendita sarebbe stato di circa quattro volte superiore alla quota pattuita in accordo da venditore e acquirente. Ora, però, si sta lavorando alla ricerca di un’intesa tra istituti di credito, Ministero e imprenditore per trovare una soluzione in grado di aggirare un’eventuale sentenza definitiva di annullamento della vendita. In particolare con un accordo tra le parti, la Jp si salverebbe anche in caso di verdetto sfavorevole della Cassazione. Qualora arrivi una nuova e ultima sentenza negativa per la Jp, infatti, entrerebbe in gioco l’intesa per la quale l’azienda potrà comunque rimanere operativa. In pratica le banche deciderebbero di rinunciare ai crediti verso la vecchia gestione accettando di divenire proprietari di uno dei tra stabilimenti della Jp. Quale? Possibile che si tratti di quello umbro di Gaifana o, in alternativa, del sito principale dei due fabrianesi, ovvero l’unità produttiva di Santa Maria. Per il momento, però, siamo solo sul campo delle ipotesi, mentre la realtà è che la Jp lavora pochissimo e i dipendenti da quasi cinque mesi non ricevono la parte principale dello stipendio per i ritardi tecnici dell’erogazione della cassa integrazione.

FONTE IL RESTO DEL CARLINO -Alessandro Di Marco-

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