Fabriano – Indesit, oggi faccia faccia romano. Ma i sindacati sono sul piede di guerra

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Summit con le parti sociali, dopo gli annunciati esuberi
– FABRIANO – SECONDO ROUND del confronto tra sindacati e Whirlpool sul piano industriale dei 1.350 esuberi a marchio Indesit, ma stavolta senza la mediazione del Ministero. Il faccia a faccia odierno in programma alle 12 a Roma alla sala Cavour vedrà infatti come protagonisti soltanto le parti sociali (comprese le Rsu) e il management aziendale. Un summit nel segno del clima assai teso per l’ annunciata chiusura dello storico sito fabrianese di Albacina assieme agli stabilimenti di Carinaro e None che già nei giorni scorsi ha innescato scioperi, blocchi stradali e forti proteste. Oggi, però, è soprattutto il giorno dei chiarimenti e delle specifiche, perché se è vero che lavoratori e istituzioni nicchiano di fronte al numero decisamente elevato di esuberi tra gli operai a cui a giugno potrebbero aggiungersi diverse centinaia di impiegati, qualche aspetto interessante nel progetto della holding americana pare comunque esserci. Su tutti la volontà di Whirlpool di rispettare lo scudo salva-lavoratori’ firmato da Indesit a dicembre 2013 che prevede licenziamenti bloccati per altri tre anni e mezzo, ovvero fino al 31 dicembre 2018. E poi quei 500 milioni di euro di investimenti in arrivo spalmati tra i siti italiani Whirlpool-Indesit, sulla cui distribuzione ancora non è arrivata alcuna comunicazione ufficiale. In tal senso gli ultimi rumors parlano di 150 milioni da destinare al solo stabilimento fabrianese di Melano perché diventi l’unico sito del gruppo a produrre piani cottura destinati al mercato internazionale ed extracontinentale. Se così fosse rispetto ai 34 milioni di euro previsti dalla vecchia proprietà di Indesit su Albacina e Melano si tratterebbe di un’indubbia impennata, tanto che i sindacati (Fiom-Cgil compresa) attendono con una certa impazienza di conoscere nel dettaglio il piano di potenziamento proprio di Melano per capire se davvero il progetto possa fornire prospettive migliori di quanto è sembrato in prima battuta. E sono sicuramente sul piede di guerra e chiedono che il tavolo venga ricondotto in sede governativa. E dopo l’impegno espresso da vari esponenti del Governo, a partire dal premier Renzi, fa sentire la propria voce anche la Chiesa con l’arcivescovo di Napoli, cardinale Crescenzo Sepe. Negli stabilimenti è prevista una regolare giornata di lavoro almeno fino a quando non si conosceranno gli esiti del summit capitolino. Qualora, infatti, dovessero arrivare novità ritenute ben poco incoraggianti non è affatto escluso che si ripeta quanto avvenuto giovedì in occasione del primo vertice romano quando poco dopo l’annuncio dei 1350 esuberi, in tutti i siti compresi quelli dei colletti bianchi’ i lavoratori hanno inscenato un improvvisato sciopero.
FONTE IL RESTO DEL CARLINO -Alessandro Di Marco-
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