Fabriano la mia città.

WE LOVE FABRIANO 2013
© IL BORGHIGIANO

Per tutti quelli che amano la nostra città.

Fabriano è la mia città, la nostra città, la vostra città. Il LAVORO e la TRADIZIONE sono la base di una delle città più belle incastonata nel cuore dell’Appennino. Fabriano ci mette il cuore, veniteci a trovare non ve ne pentirete.

IL BORGHIGIANO

(Fonte Piazzalta)

Cenni storici della citta'
FABRIANO, uno dei comuni più estesi d’Italia con i suoi 269,61 km² di superficie, è posta in una pittoresca vallata, circondata da colline, al di là delle quali ergono il monte Fano (mt.889), il monte Maggio (mt.1361), il monte S.Vicino (mt.1479), il monte Cucco (mt.1566) oltre il quale svetta maestoso il monte Catria (mt.1701).
Il toponimo, menzionato per la prima volta nella Carta di S. Vittore n. 36 dell’anno 1040, si è prestato a varie interpretazioni, ma gli storici maggiori affermano che il vocabolo “Fabriano” trae origine dalla forma oggettivale del gentilizio “Faberius”, proprietario del fondo su cui si eresse la città stessa.
E’ città dalle origini antichissime. Ritrovamenti presso Vallemontagnana (paleolitico medio), Collegiglioni (paleolitico superiore), Acquatina di Attiggio (neolitico), Vetralla Chiesa di San Lorenzo (villaggio eneolitico) ecc… attestano che il territorio è stato abitato fin dall’Era Preistorica. La storia di Fabriano si perde dunque nel tempo. E’ certo, tuttavia, che il primo vero nucleo fabrianese fu dovuto al convergere nella zona delle popolazioni degli antichi Municipi romani di Tuficum e di Attidium e forse, ma solo marginalmente, di Sentinum, spintevi gradualmente, a più ondate ed in un ampio arco di tempo, dalla necessità di sfuggire alle invasioni barbariche abbattutesi a più riprese nella loro città, a cominciare dal 409 d.C. (Goti), 410 (Visigoti) fino al 574 d.C. (Longobardi) e all’896 d.C. (Berengario I).
foto Piazza del Comune (nella Fabriano del XIII sec. Piazza Alta)
Dalle alture di Castelvecchio (Castrum vetus) e Castelnuovo (castrum novum o Podium), zone in cui i profughi attidiati e tuficani avevano posto il loro primo insediamento, prese il via il graduale ampliamento della città ed accanto alle attività agricole poterono fiorire le prime botteghe artigianali, in particolare verso la zona della Piazza Bassa o del Mercato, che divenne perciò il centro operativo e commerciale della Città. Capofila fu l’Arte dei Fabbri (non è senza motivo che il fabbro è assurto a simbolo della città).
Ben 38 erano le Fabbrerie ubicate in detta zona, dalla quali uscivano manufatti che, per lo più, venivano esportati fuori città. Famose le molle per il fuoco, o meglio, le “tenaglie a massello”, dette volgarmente “le chiappe ” di Fabriano. Ma tantissime altre furono le attività artigianali che svolsero nel tempo un fondamentale ruolo, non solo nel ambito dell’economia, ma, una volta raggruppatesi in Arti e Corporazione, anche sotto il punto di vista sociale e politico.
Tra queste emersero per particolare significato: L’Arte della Lana, l’Arte dei Conciatori di pelle, l’Arte dei Calzolari ecc. fino giungere all’Università dei Cartari.
E’ a tutti noto che l’arte della carta fece acquistare a Fabriano fin dal XIII Secolo il primato in Italia ed in Europa soprattutto della lavorazione della carta filigranata, senza dimenticare che ai Fabrianesi si attribuiscono l’invenzione della pila idraulica a magli multipli e la tecnica della collatura con gelatina animale, che perfezionarono sempre più l’arte di fabbricare la carta.
A partire dal sec. XII – XIII ( estensione del territorio, assoggettamenti forzati o spontanei dei castelli finitimi) Fabriano visse sicuramente un periodo di evidente prosperità. La Signoria dei Chiavelli di stirpe germanica, che dominò su Fabriano dal 1378 al 1435, svolse un ruolo fondamentale nella crescita della città e si fece promotrice di iniziative culturali. La città per essi si arricchì di chiese e di monasteri. Per il mecenatismo dei Chiavelli la cultura fu tenuta in alta considerazione.
Non è da sottovalutare il fatto, in particolare, che ai già affermati pittori dei secoli precedenti, quali: il Maestro di Campodonico, Allegretto di Nuzio, Francescuccio di Cecco Ghissi ecc. si aggiunsero, durante il periodo chiavellesco, tanti altri prestigiosi nomi a cominciare dal sommo Gentile da Fabriano ed ebbe floridezza la cosiddetta Scuola fabrianese che potè annoverare una lunga schiera di apprezzabili artisti.
foto
Dopo una breve parentesi di assoggettamento alla Signoria degli Sforza (1435-1444), Fabriano passò sotto il dominio della Chiesa. In questo periodo (seconda metà del sec.XV) la città di Fabriano dette un notevole contributo alla Crociata contro i Turchi. Ciò le valse il diritto di aggiungere sullo stemma del Comune una piccola croce rossa. Dopo alcuni anni tranquilli, in cui Fabriano si potè arricchire di notevoli opere pubbliche, seguirono momenti difficili (saccheggio degli Spagnoli nel 1517, nuovo saccheggio scongiurato all’ultimo momento grazie al capopopolo G.B. Zobicco nel 1519, la tremenda carestia del 1591 ecc.), ai quali si aggiunsero distruzioni per eventi sismici. Il tutto portò ad una certa decadenza, anche economica.
Dal 1610 al 1808 Fabriano fu sottoposta direttamente al potere centrale di Roma e fu guidata da Governatori prelati, fatta eccezione per brevi periodi, come nel 1798, quando fece parte della Repubblica Romana proclamata dal Generale Berthier e nel 1808 allorchè fu annessa al Regno italico, divenendo capoluogo del IV Distretto sotto Macerata. Nel 1813 Fabriano fu sottoposta al governo provvisorio di Napoli, mentre nel 1814 fu sotto il dispotismo austriaco. Nel 1815 ritornò sotto la Chiesa. Nel 1831 fece parte del governo provvisorio delle provincie emiliano-romagnole.
Nel 1849 fu parte integrante della Repubblica Romana e nel 1860 fu annessa con plebiscito al Regno d’Italia. Dopo il 1860 la storia di Fabriano è comune a quella di tante altre città e, cioè, è stata strettamente legata agli avvenimenti politici e militari del nostro paese.
foto
Nelle due Grandi Guerre e soprattutto nella Resistenza seguita all’8 settembre 1943 la comunità fabrianese ha espresso una rilevante partecipazione ed ha pagato quei tragici periodi con enormi contributi di rovine e di sangue.
Oggi Fabriano può vantarsi di essere terra di serena operosità sia dal punto di vista industriale ( per la presenza di grosse entità, tra le quali “Le cartiere P.Miliani”, le industrie “Merloni” ed una miriade di altre aziende efficienti) sia da quello culturale e sociale.

Palazzo del Podestà (1255)

Palazzo del Podestà
Fu costruito nel 1255 e divenne proprietà dei governatori della Chiesa nel sec. XVIII  prendendo il nome di Palazzo Apostolico. Bellissimo il grande arco gotico il cui intradosso del voltone presenta ancora tracce di decorazioni pittoriche realizzate in varie epoche. Nel 1326 fu affrescato anche dal pittore fabrianese Ventura di Francesco e ritoccato più volte nei secoli. Tra il 1911 e il 1922 fu restaurato per essere riportato allo stato originario (merlatura esclusa). Ristrutturato nell’Ottanta è stato per molto tempo sede della magistratura cittadina. Attualmente è sede degli Uffici Finanziari del Comune di Fabriano.

Fontana Sturinalto (1285)

Fontana Sturinalto
E’ veramente un gioiello incastonato in una degna cornice. Fu costruita nel 1285 da Giacomo di Grondolo da Perugia sotto sorveglianza di tal Benvenuto di Gioia. La somiglianza con la fontana perugina è sorprendente. E’ composta da tre bacini di cui i primi due in pietra e l’ultimo di bronzo. Ha subito diversi restauri più o meno importanti.

Palazzo del Comune (1350 ca. e ricostruito nel 1960)

Palazzo del Comune
Antica dimora dei Chiavelli, signori della città fino al 1435, conserva l’androne voltato a crociera del XIV secolo e (nel cortile) il lapidarium con epigrafi e cippi provenienti dai municipi romani di Attidium (Attiggio), Tuficum (Borgo Tufico) e Sentinum (Sassoferrato).
E’ attualmente sede centrale del Comune di Fabriano dopo un lungo periodo di ristrutturazione dovuta al terremoto del 26 settembre 1997, allorquando gli uffici dovettero trasferirsi in affitto in un moderno edificio di via Dante. Durante i lavori di ristrutturazione sono venuti alla luce uno splendido arco gotico e altre antiche vestigia.

Cattedrale di San Venanzo (XIV e XVII secolo)

Cattedrale di San Venanzio
La costruzione risale al 1046. Nelle fondamenta di quello che sarà nel 1435 un muro tra il chiostro e il muro laterale della chiesa, furono seppelliti i corpi dei dieci Chiavelli (adulti e bambini ) trucidati all’interno della chiesa durante la messa dell’Ascensione (26 maggio 1435 ). La collegiata di S. Venanzo fu eretta a Cattedrale nel 1728 e a Basilica nel 1963, sotto il pontificato di Giovanni XXIII. Dell’antica forma conserva, esternamente, solo l’abside poligonale. Internamente ha una pianta a croce latina con un’unica navata e cappelline laterali. La cappella di San Lorenzo è sata affrescata da Allegretto di Nuzio (1360 ca.) Altri affreschi di scuola fabrianese del XIV e XV secolo sono visibili in altri ambienti della chiesa. Importanti sono i resti delle Storie della Croce commissionate al folignate Giovanni di Corraduccio (1415). La Cattedrale è un importante “museo” di dipinti manieristi e barocchi. Tra le opere più importanti troviamo le tele di Gregorio Preti, di Salvator Rosa, Giovan Francesco Guerrieri, Giuseppe Puglia e altri. Il celebre pittore caravaggesco, Orazio Gentileschi, è l’autore delle preziose storie della Passione e della mirabile Crocifissione su tela (1620 ca).

Palazzo Vescovile e Torre Civica ( Corso della Repubblica )

Palazzo Vescovile e Torre Civica
L’edificio, distrutto il 20 maggio 1542 a seguito del crollo della torre civica, fu ricostruito tra il 1546 e il 1549. Fu sede dei Priori prima, Vescovile poi (1729). Falso storico è la lapide che si vede sulla facciata della torre inneggiante gli artefici dell’unità d’Italia. Sostituita nel dopoguerra doveva essere la copia di quella maestosa incorniciata nel 1884, ma quando fu ricopiata, sulla lapide attuale, più piccola della precedente, l’esecutore compì un errore: incise MDCCCLXXXVI anziché MDCCCLXXXIV.

Loggiato S. Francesco (Corso della Repubblica)

Loggiato S. Francesco
Ribattezzato Loggiato XX Settembre è la ricostruzione del portico quattrocentesco che affiancava la chiesa di S. Francesco, completato verso la fine del sec. XVIII. La chiesa trecentesca fu abbattuta nel 1864 perchè pericolante. Di questa si conserva un imbotte con affresco trecentesco e un portale ad arco a tutto sesto con colonna tortile stile gotico, visibili dal loggiato. Un altro portale è visibile sul fronte della chiesa.

Chiesa di S. Benedetto (piazza F. Altini)

Chiesa di S. Benedetto
Fondata nel 1244 per volontà di S. Silvestro (Guzzolini) fu ampliata nel 1290 e ricostruita nel 1590. Dopo il terremoto del 1741 la chiesa fu ricostruita nuovamente solo dopo alcuni anni. Dell’antica struttura resta ben poco. Gli stalli lignei del Coro (che vide l’eccidio dei Chiavelli) sono una preziosa testimonianza d’intaglio fiorentino di epoca tardo gotica. Preziosa la scultura in pietra di Martino da Cingoli (fine sec. XIII) raffigurante  il Beato Giovanni dal Bastone e le testimonianze figurative con opere di Simone de Magistris, Orazio Gentileschi, Pasqualino Rossi, Giacinto Brandi ed altri pittori del ’500 e del ’700.

Oratorio del Gonfalone

Oratorio del Gonfalone
L’Oratorio presenta uno straordinario soffitto a cassettoni, intagliato e decorato in oro zecchino  dallo scultore francese Leonardo Scaglia, agli inizi del Seicento
Alle pareti, il ciclo di tele dedicato alla vita della Vergine è  opera di Francesco Bastari (inizio XVII sec.9).

Oratorio della Carità (1587/97)

Oratorio della Carità
L’oratorio fu decorato alla fine del sec. XVI con un prezioso ciclo affrescato, raffigurante le opere di Misericordia Spirituale e Corporale, realizzato dal pittore manierista urbinate Filippo Bellini. Il portale gotico in pietra proviene dall’ex monastero di Sant’Antonio fuori le mura.

Madonna del Buon Gesù (piazza della Cattedrale/via del Poio)

Madonna del Buon Gesù
Il Complesso, costruito nel 1456 per volontà di San Giacomo della Marca, fu adibito prima ad Ospedale (Ospedale degli Esposti ) e successivamente a Brefotrofio (1784). Il titolo iniziale della chiesa era S. Maria del Buon Gesù. L’edificio è un elegante esempio di architettura tardo gotica, al cui interno è venerato il pregevole stendardo della Madonna del Buon Gesù (protettrice delle calamità naturali) dipinto intorno al 1460 dal Maestro di Staffolo. Allo stesso pittore si debbono gli affreschi visibili sotto il portico.
Nella Chiesa annessa vengono conservati affreschi del fiorentino Andrea Boscoli, realizzati agli inizi del XVII sec.
Caratteristico il pozzo in pietra all’interno del chiostro datato 1483.

Chiesa di S. Domenico (Largo f.lli Spacca)

Chiesa di S. Domenico
Nel 1365 i Domenicani ristrutturarono ed ampliarono la loro chiesa di S. Domenico (risalente alla fine del sec. XIII) titolandola a S. Lucia Novella, ricostruita dopo il terremoto del 1741. Della fabbrica gotica la chiesa conserva l’architettura esterna, caratterizzata anche da un’elegante abside poligonale, dove si scorge in rilievo lo stemma della famiglia signorile dei Chiavelli. Le cappelle gotiche e la sacrestia vantano una ricca e importante decorazione ad affresco di Allegretto di Nuzio e della sua  scuola (seconda metà del XIV secolo). Nel convento di San Domenico (attualmente adibito a “Museo della Carta e della Filigrana”) si possono ammirare i due pregevoli chiostri quattrocenteschi e, nell’interno, l’importante decorazione della sala capitolare dipinta intorno al 1480 da Antonio da Fabriano, per la cui iconografia il pittore si è ispirato alla decorazione del convento dominicano di San Marco a Firenze realizzata dal Beato Angelico.

Chiesa di S. Nicolò (piazza Cairoli)

Chiesa di S. Nicolo'
Dell’antico edificio fondato dai Benedettini tra i sec. XII-XII non vi è più traccia. Il terremoto del 1279 distrusse l’edificio che fu ricostruito ed ampliato poco dopo. La ricostruzione “ex novo” della chiesa fu portata a termine negli ultimi decenni del sec. XVII. Imponente è la facciata con la loggia superiore a tre archi. Della chiesa medievale è visibile un affresco di Francescuccio di Cecco Ghissi e l’importante scultura lignea trecentesca raffigurante San Nicola da Bari, realizzata dal Maestro dei Magi di Fabriano. La chiesa vanta la più ricca e importante collezione di tele manieristiche e barocche come i dipinti di Filippo Bellini, Andrea Sacchi, Giacinto Brandi e del Guercino. Anche l’elegante chiostro è barocco.

Chiesa dei Santi Biagio e Romualdo (piazza Manin)

Chiesa dei Santi Biagio e Romualdo
Già menzionata in un documento del 1210 fu elevata ad Abbazia nel 1406 sotto papa Innocenzo VII. Titolata inizialmente solo a S. Biagio, dopo il trasferimento del corpo di S. Romualdo nella chiesa, essa assunse il titolo dei SS. Biagio e Romualdo. All’interno si trovano interessanti dipinti  di Pasqualino Rossi  e  l’Organo di Gaetano Callido (1790). Nella cripta è conservato il sarcofago marmoreo con le reliquie di San Romualdo, fondatore dell’Ordine Camaldolese. Interessante il Chiostro di stile rinascimentale. La chiesa fu ristrutturata più volte nei secoli e raggiunse il massimo splendore nel sec. XVII. Dopo il terremoto del 1741 subì ingenti danni. Nuovamente danneggiata dal terremoto del 26 settembre 1997 è stata attrezzata per la messa in sicurezza di imponenti opere strutturali interne in ferro e riaperta al culto.

Chiesa di S. Onofrio (o Scala Santa)

Chiesa di S. Onofrio
Vi si possono ammirare pregevoli opere lignee, un Crocifisso di fine ’300 di scuola tedesca, un Ecce Homo quattocentesco ed un affresco del sec. XV attribuito al Maestro di Staffolo. Molto cara alla devozione perchè vi si conserva frammenti della Scala Santa di Roma.

Chiesa di Santa Caterina (via S. Caterina)

Chiesa di Santa Caterina
Iniziata nel 1383 per opera del monaco silvestrino fra Giovanni di Bartolomeo su un terreno offerto dalla nobildonna Farratoni vedova del conte Ugo Degli Atti di Sassoferrato. Il monastero acquistò importanza grazie alle donazioni e alla protezione dei Chiavelli. Il bel chiostro fu realizzato nel sec. XV, mentre la chiesa fu ricostruita completamente nei primi del sec. XVII.

Chiesa di Santa Maria Maddalena (XIV sec. ricostruita nel 1858)

Chiesa di Santa Maria Maddalena
Subito al di là dell’antica cinta fortificata della città, di cui oggi rimangono solo poche tracce, sorge la chiesetta di Santa Maria Maddalena, in origine cappellina di un ospedale (1310). In seguito divenne il nucleo spirituale della corporazione dei Cartai, in connessione con un miracolo che sembra gli stessi avessero ottenuto nel 1599. La Chiesa è degna di sosta per due affreschi del Maestro di Campodonico e per la bellissima Maddalena Penitente del Gentileschi.

Portico dei Vasari (1316)

Portico dei Vasari
Il Portico è parte di un antico ospedale situato nella Piazza del Mercato (attuale Piazza Garibaldi), centro economico della città nel Medioevo. Esso conserva sulla facciata emblemi in pietra dell’Arte dei Calzolai e un affresco di un allievo di Allegretto di Nuzio, databile all’ultimo quarto del ’300.
Di fronte è visibile la pregevole fontana della piazza (seconda metà del XV secolo)

Museo Farmacia Mazzolini Giuseppucci

Museo Farmacia Mazzolini Giuseppucci
Ubicato lungo il Corso della Repubblica, il Museo è dedicato ad una delle Farmacie storiche più importanti in Italia. Gli straordinari arredi lignei realizzati nel 1896 dal perugini Adolfo Ricci, raffigurano i più grandi scienziati e le più grandi scoperte del XIX secolo.
La collezione originaria di porcellane, di manifattura Ginori, e vetri è interamente conservata ed esposta.
Il Museo è centro di numerose attività didattiche legate alla divulgazione della storia della scienza.

Chiesa di Sant’Agostino (XIII sec. ricostruita nel 1768)

Chiesa di Sant'Agostino

Dell’antica fabbrica gotica resta oggi solo il portale nel fianco, ornato da esili colonnine e da capitelli decorati a motivi ornamentali. L’interno settecentesco è ravvivato dai vivaci stucchi dello svizzero Giacomo Cantoni e da alcune grandi tele del Cades. Di grande importanza per la pittura gotica marchigiana le due cappelle ai lati dell’altare maggiore. In quella a destra sono affrescate Storie di S. Agostino, mentre in quella opposta si ammirano scene della vita di Cristo e della Maddalena. Se differenti furono le mani che eseguirono i due cicli, unico risulta esere il denominatore stilistico che le fa risalire al ceppo riminese-assisate, verso la metà del XIV secolo. Nel chiostro della Chiesa, oggi annesso all’Ospedale Civile, è l’ex Oratorio dei Beati Becchetti, di forma tardo-gotica che ha la parete dell’altare interamente rivestita da un affresco monocromo del sanseverinate Lorenzo Salimbeni.

Teatro Gentile (1692)

foto del Teatro Gentile
Il primo teatro stabile venne costruito ed inaugurato il giorno di S. Giovanni del 1692 all’interno del palazzo Comunale. La supervisione fu affidata al celebre architetto e scenografo veneziano Pietro Mauro. Nel 1717 il teatro passò in proprietà al Comune che ne promosse il restauro (1750). Nel periodo napoleonico era in funzione il teatro dell’Aurora dichiarato inagibile nel 1844: nel 1847 Pietro Ghinelli inaugurò il nuovo Teatro Camurio. Nel 1863 il teatro fu distrutto da un incendio. Il nuovo teatro cittadino fu inaugurato nel maggio 1884 con la rappresentazione dell’Aida. Per i decori furono impegnati gli stessi artigiani locali attivi nel Teatro Camurio: il plafone e il comodino furono disegnati dal celebre prospettico bolognese Luigi Serra mentre il concittadino Luigi Samoggia dipinse gli ornati in chiaroscuro della sala. Il nuovo teatro, intitolato a Gentile da Fabriano, presenta una pianta a ferro di cavallo con quattro ordini di palchetti a fascia, otto palchi di proscenio ricavati tra coppie di paraste corinzie con candelabri finemente intagliati e plafone piatto indipendente. Nel 1997 è stata riconosciuta dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri la Compagnia del Gentile, che ha dato la possibilità a tanti giovani appassionati fabrianesi di potersi cimentare nell’arte e nell’organizzazione teatrale. Considerato uno dei teatri più belli ed eleganti delle Marche, è noto e apprezzato  per la sua straordinaria struttura interna e l’acustica eccellente.

Museo della Carta

Una delle prime descrizioni in lingua italiana sull’abilità dei Cinesi di fabbricare la carta è fornita da Marco Polo in un passo del suo Milione., Egli accenna alla materia con cui viene fabbricata la carta valori riferendosi alla particolare qualità di fibra vegetale impiegata in quei tempi: paglia di tè o di riso, canna di bambù e stracci di canapa. Si narra che gli imperatori Cinesi abbiano mantenuto, per lungo tempo, gelosamente segrete queste tecniche di lavorazione, le quali solo nel VII secolo si diffondono, prima in Corea poi in Giappone ed, infine, vengono praticate anche nell’Asia centrale a Samarcanda, dove si vuole che gli Arabi le apprendano dagli stessi Cinesi per introdurle nei paesi del Medio Oriente e dell’area mediterranea. La carta così è arrivata a Fabriano e in tutta Europa. E’ ormai certo che sono gli Arabi i primitivi maestri dei cartai Fabrianesi e che il lino e la canapa sono le stesse materie prime usate a Fabriano per fabbricare carta. Le tecniche innovatrici introdotte e perfezionate dai Fabrianesi influiscono in modo determinante sulla resistenza al tempo e agli agenti patogeni e sulla qualità della carta, che diviene gradatamente la materia scrittoria più diffusa e più conveniente perchè meno costosa della pergamena e degli altri materiali usati prima della sua invenzione. Con la nuova tecnica dei caratteri mobili per la stampa la carta, nella seconda metà del XV secolo, assume il ruolo di strumento e di veicolo insostituibile per la diffusione della cultura e della informazione. Grazie alle innovazioni apportate dai maestri cartai Fabrianesi, la carta si afferma come l’unica materia, la più leggera e delicata ma anche la più tenace e funzionale, a cui l’uomo affida la parola scritta per comunicare e tramandare il suo pensiero e le opere del suo ingegno.

PINACOTECA

Pinacoteca Civica "Bruno Molajoli"
Spedale di Santa Maria del Buon Gesù
La Pinacoteca Civica “Bruno Molajoli” di Fabriano è situata presso lo  Spedale di Santa Maria del Buon Gesù – ingresso in Piazza Papa Giovanni Paolo II° Restitutito di recente al pubblico uso dopo i lavori di consolidamento sismico, lo Spedale di S.Maria del Buon Gesù, dopo aver ospitato nel 2006 la mostra di rilievo internazionale “Gentile da Fabriano e l’altro Rinascimento”, torna ad accogliere le opere della Pinacoteca, nell’allestimento realizzato dall’Ufficio Tecnico comunale di concerto con la Soprintendenza   P.S.A.E. delle Marche.

BIBLIOTECA

La Biblioteca pubblica “Romualdo Sassi” è la biblioteca della città di Fabriano.
Fondata nel 1844, dall’ottobre 2010 si trova nel centro storico, in via Le Conce 76.
La BPF è aperta a tutti e i suoi servizi sono per la maggior parte gratuiti
Fondata nel 1844 per iniziativa dell’Accademia dei Disuniti, viene sistemata originariamente nel palazzo municipale e alla prima dotazione di libri provvede il Comune, con uno stanziamento di 50 scudi annui.  Nel 1848 la Biblioteca acquista la libreria legale dell’avv. Barabani di Macerata, di 1550 volumi, molti dei quali del sec. XVI e nello stesso anno viene compilato dal prof. Camillo Ramelli il primo catalogo.  Nel biennio 1861-62 vengono acquisiti i volumi delle congregazioni religiose soppresse e nel decennio si inizia la compilazione del catalogo per materie, per mano dei fratelli Aurelio e Augusto Zonghi.  A fine secolo la Biblioteca si arricchisce con donazioni di fondi librari (Berti, Mariotti, Ciavarini, Alfieri di Sostegno ed altri) e nel 1931 è trasferita dal palazzo municipale alla vicina sede dell’ex Oratorio della Carità, edificato nel XVI sec. per la omonima Compagnia.  Nel 1942 l’Istituto incamera la libreria del senatore Gianbattista Miliani, donata dagli eredi e composta di 20.000 volumi di argomento tecnico, agricolo, politico, letterario.
Il terremoto del settembre 1997 provoca gravi lesioni alla sede storica determinando la chiusura temporanea della Biblioteca e il successivo spostamento, dalla primavera 1998 all’autunno 2010, in via Bruno Buozzi, 46.
Il 5 agosto 2003 la Biblioteca viene intitolata a Romualdo Sassi, storico fabrianese. Dall’ottobre 2010 la Biblioteca torna a essere ospitata nel centro storico della città, presso locali restaurati delle vecchie concerie, in via Le Conce, 76.
I libri in dotazione sono circa 100.000. Del patrimonio fanno parte:

  • una raccolta di opere di consultazione di base, quali enciclopedie, dizionari, repertori, annuari, banche-dati;
  • una raccolta di opere di divulgazione contemporanee, afferenti alle varie discipline, per lo studio, l’informazione, la ricerca;
  • una raccolta di testi di narrativa contemporanea, collocati a scaffale aperto e suddivisi per generi letterari;
  • la sezione ragazzi, con opere rivolte ai bambini dagli 0 ai 6 anni e ai ragazzi dai 7 ai 13 anni;
  • una raccolta di opere di narrativa e saggistica in lingua straniera (dall’albanese al francese, dal polacco all’arabo) per adulti e ragazzi;
  • 80 riviste e 4 quotidiani in abbonamento, liberamente accessibili nella sezione emeroteca;
  • una sezione di deposito e conservazione, costituita dai fondi storici della Biblioteca e dalle annate pregresse di riviste spente o non più in abbonamento;
  • una raccolta di opere di interesse locale, pubblicate nel territorio o curate o redatte da un personaggio del territorio;
  • varie donazioni di illustri personaggi originari del fabrianese, tra cui quelle di Molajoli e di Miliani;
  • un fondo antico di oltre 6000 volumi, comprendente manoscritti, incunaboli, cinquecentine e seicentine e altri numerosi libri antichi a stampa;
  • L’Archivio storico comunale con oltre 7.000 pergamene e documenti, i più antichi risalenti all’XI secolo.

 

Vi aspettiamo…..

© IL BORGHIGIANO
© IL BORGHIGIANO

 

 

Precedente Fabriano: NON FACCIAMOCI SPEGNERE!!!!! Successivo Alessia Polita. La motociclista rischia la paralisi alle gambe