Fabriano, patrimonio italiano in filigrana

cartiere fabrianesi

Ci sono eccellenze italiane che tutti ci riconoscono: dite la parola “moda”, o la parola “cucina”, o “paesaggio” e state sicuri che la mente dell’interlocutore correrà subito all’Italia. Non sono sicuro che capiti la stessa cosa su altri patrimoni che sono tipicamente italiani – e lo sono direi a livello mondiale – e che invece fatichiamo a conoscere e riconoscere. Per esempio penso che l’arte della stampa, il libro, la carta, siano di questi. Fate un giro alla Tipoteca Italiana di Cornuda per ritrovare la qualità e la devozione verso la stampa come azione artigianale elevata talora a pregio artistico.

O fate un giro a Fabriano, capitale internazionale della carta, che da secoli ha saputo produrre, migliorare, “marchiare” e utilizzare questo benedetto supporto – non lo loderemo mai abbastanza – e farne un vanto e una tradizione insuperata. Ecco: che la Fondazione Gianfranco Fedrigoni (Istituto Europeo di Storia della Carta e delle Scienze Cartarie) abbia acquisito, grazie alla generosità di un socio, la storica raccolta di carte antiche del filigranologo fabrianese, professore di matematica e scienze Augusto Zonghi (1840 – 1916), è una buona, ottima, notizia; che serve a consolidare una tradizione e può essere un’occasione di studio, di rilancio e… di meraviglia. Senza dubbio gli Zonghi (Augusto e il fratello Aurelio, vescovo, paleografo e amatore di libri) furono i più esperti conoscitori di filigrane (il metodo con il quale la carta veniva “firmata”, generalmente con una lettera o un disegnetto, dal produttore): i loro libri sono ancora pietre miliari. E la raccolta di Augusto Zonghi (era ancora in mani private, ma già esposta in varie esposizioni, tra cui Parigi 1900) era ambita dagli studiosi della carta : dall’Olanda a Washington avrebbero comprato senza batter ciglio. Si tratta di 10 faldoni che contengono 198 cartelle. In queste cartelle ci sono le carte filigrante originali o campioni delle «Antiche Carte Fabrianesi», una strepitosa e frusciante collezione che data dal XIII secolo – Fabriano fu tra le prime a produrre e innovare sulla materia (si può vedere l’agile volume di Chiara Medioli,Cotone, Conigli e invisibili segni d’Acqua, Corraini, per farsi un’idea) e un album dei «Segni delle Antiche Cartiere Fabrianesi». Questo album è una serie di 134 tavole, 1887 antiche filigrane (chiamate “segni”) ricavate dai 3.372 esemplari di carte (!) esaminati dal filigranologo. Il suo lavoro fu quello di registrarle e catalogarle, in un elegante inventario manoscritto, dove sono riportati il numero progressivo della collezione, la data, la filigrana, il numero dei “filoni”, le dimensioni, la provenienza ed i riferimenti relativi agli originali o ai campioni di carta, parametri quindi utili a fornire informazioni sulla filigrana e sulle caratteristiche morfologiche della carta. L’acquisto – che finalmente trattiene in Italia un pezzo della nostra storia più nobile e bella – è il primo passo; perché ora Istocarta cercherà di avviare la riproduzione digitale della raccolta per poi inserirla nella rete europea delle collezioni già esistenti (c’è un progetto promosso dalla Commissione Europea, il “Bernstein – The Memory of Papers”, che crea una rete per lo studio della carta antica). Ma il fatto che la collezione resti fisicamente a Fabriano è come un ritorno a casa. Ed è bello sapere che è avvenuto. Ecco una storia d’impresa che si salda, profondamente, con la storia d’Italia. E aiuta a rileggerla, come si dice…, in filigrana.

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