Fabriano – Whirlpool non salva solo Albacina: a dicembre la dismissione

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IL BORGHIGIANO – ALBACINA sarà l’unico stabilimento Whirlpool che chiuderà in Italia, in quanto la holding americana ha annunciato ieri durante il nuovo summit in Ministero che, dopo il salvataggio del sito piemontese di None, ci sarà anche quello di Carinaro in Campania. Una modifica al piano industriale che avvicina ulteriormente l’intesa con i sindacati ormai quasi prossimi a firmare l’accordo su scala nazionale per un piano industriale dove l’unica unità produttiva sacrificata sarà proprio quella della frazione fabrianese. Nessuna speranza, dunque, di salvare lo storico stabilimento locale a marchio Indesit, il primo dell’allora Merloni Elettrodomestici sotto la guida del fondatore Vittorio Merloni e inaugurato negli anni Sessanta da Aldo Moro. A dicembre inizieranno le operazioni di dismissione e i 600 operai verranno trasferiti nella vicina Melano (8 chilometri) dove in servizio ci sono circa 300 tute blu. Proprio su Melano è stato confermato l’investimento da 25 milioni di euro per creare una fabbrica di fatto autosufficiente in grado di partire dalla materia prima per arrivare al prodotto finito, passando da cinque linee produttive a 24. In ogni caso diventerà inevitabile il robusto utilizzo della cassa integrazione straordinaria per rispettare lo «scudo» che prevede fino a tutto il 2018 nessun licenziamento. In questo senso molto si punta sugli incentivi alle dimissioni volontarie attualmente di 40mila euro lordi per gli operai, ma con ogni probabilità destinati a crescere (forse fino a 50mila) in sede di trattativa tra impresa e sindacati.
Ieri il giorno dell’ufficializzazione della salvezza di Carinaro, dove resteranno in servizio 320 degli attuali 815 lavoratori, mentre a None dei 100 dipendenti almeno la metà rimarranno operativi grazie a un’impresa esterna.
«IL NUOVO piano – afferma il segretario nazionale Fim-Cisl Marco Bentivogli – prevede missioni industriali per tutti i siti, aumentando la saturazione media degli stabilimenti dal 55% al 70% con 6,25 milioni di pezzi annui».
Per il segretario provinciale Fiom-Cgil Giuseppe Ciarrocchi «è comprensibile che l’attenzione si sia spostata su Carinaro in quanto in caso di chiusura non ci sarebbe stata alcuna prospettiva per i lavoratori di quel sito. Quanto ad Albacina, invece, dopo la dismissione del sito, gli operai traslocheranno a Melano, dove esiste una missione produttiva. Solo il tempo dirà se questo schema per Melano è realmente valido».

FONTE IL RESTO DEL CARLINO -Alessandro Di Marco-

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