Famiglia incontra un profugo e lo accoglie in casa

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Macerata, 11 dicembre 2015 – Un profugo pakistano le chiede indicazioni per l’ufficio immigrazione. E lei lo porta a dormire a casa sua, offrendogli un divano dove passare la notte. Era tardi l’altra sera, e fuori faceva molto freddo: così Giuseppina, che gestisce un’attività commerciale in corso Cavour, non se l’è sentita di farlo restare all’aperto tutta la notte. La donna stava passeggiando insieme con la figlia. A quel punto, l’hanno portato con loro a casa, nel centro storico, gli hanno dato da mangiare del pollo e poi l’hanno sistemato sul divano.

Ma come mai un gesto simile? «Mi sono detta – racconta la donna – che quello poteva essere mio figlio, ha più o meno la sua stessa età. Mi sono consultata al volo con mio marito, ci siamo capiti subito e abbiamo deciso di tenerlo con noi. In casa c’erano mia figlia e mio figlio, e sono stati d’accordo ad ospitarlo. Certo, sicuramente non abbiamo dormito del tutto tranquilli, ci siamo organizzati, qualche piccola precauzione l’abbiamo presa. Del resto, c’era pur sempre un estraneo sul nostro divano. Ma il nostro ospite non ha fatto nulla di male. La mattina presto, appena sveglio, verso le sette, ha fatto colazione insieme con mio marito, che poi l’ha accompagnato in auto all’ufficio immigrazione. Il ragazzo insisteva infatti per andare lì il prima possibile, in modo da farsi registrare».

Un gesto che non capita molto spesso di sentir raccontare. «Sono critica, di solito, rispetto all’arrivo di tanti stranieri in città – spiega Giuseppina – ma devo dire che poi, quando mi sono trovato davanti uno di loro, è stata tutta un’altra cosa. L’immigrato, di cui sentiamo sempre parlare, ha assunto un volto e mi guardava dritto negli occhi, non era più solo l’immigrato, tanto per sentito dire. E poi, penso che Dio possa avere anche le sembianze di un musulmano, di tanto in tanto», sorride.

«Se lo ospiterei ancora? Sì, senza dubbio – conclude Giuseppina –, sono felice di averlo fatto».

Chiara Gabrielli

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