Famiglia pugliese emigrata a Pesaro, i dati Istat sul divario Nord-Sud

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Pesaro, 4 settemrbe 2015 - Oltre 800 euro al mese: a tanto ammonta il divario nord-sud testato sui valori medi del carrello della spesa (alimentare e non). Differenza che sale addirittura a 1.300 euro se si confronta il Trentino Alto Adige con la Calabria, agli opposti della ‘classifica’ regionale. Da questa ricerca emerge che la media annua italiana è di 6.350 euro (famiglia di tre persone, dati Istat), nelle Marche di 6.430.

Ma le statistiche riflettono davvero ciò che accade nella realtà di tutti i giorni? Per saperlo abbiamo provato a fare la spesa in uno di più frequentati supermercati cittadini insieme ad una coppia, Giuditta e Francesco, rispettivamente 30 e 50 anni. Lei si occupa dei tre figli di 16, 9 e 1 anno, mentre lui è un dipendente statale «con un buon stipendio». Sono pugliesi ma risiedono a Pesaro da tre anni ed .hanno quindi una buona percezione di come nel Belpaese anche il ‘carrello’ (alimentare e non) continui a segnare un divario nord-sud.

«Veniamo qui perchè abitiamo vicino – spiega Francesco – Ma la spesa grossa la facciamo il sabato, una volta la settimana». Primo passaggio nella corsia dei prodotti per bambini. Il piccolo di casa mangia ancora gli omogenizzati: «Prendiamo quello che serve cercando di rispettare i gusti del bambino, senza guardare troppo al prezzo» ragiona Giuditta. Per chi deve crescere si fa qualche sacrificio in più, cercando magari di risparmiare da qualche altra parte.

«Quando troviamo una buona offerta di prodotti non deperibili, come scatolame o acqua, negli iper o anche nei discuont facendo attenzione che siano italiani, cerchiamo sempre di farne una bella scorta che teniamo nella dispensa del garage». Al supermercato quest’anno la coppia ha deciso di prendere i libri di testo per la scuola, anche se la prima opzione sarà quella di trovarli al mercato dell’usato. Uno sguardo ai prodotti biologici «che acquistiamo pur sapendo che il prezzo non corrisponde sempre ad una qualità più alta», un’altra al banco della frutta e verdura «più cara che dal verduraio, ma sempre fresca».

Ciò che invece Francesco e Giuditta non metteranno nel carrello è la carne: «Nella grande distribuzione non è mai troppo buona – racconta Francesco – Di solito la prendiamo in un negozio di Villa Fastiggi, ma in ogni caso ci siamo abituati a mangiarne meno». Un occhio al portafoglio, l’altro alla salute: «Cerchiamo di orientare i bambini verso buone abitudini alimentari, ma non è sempre facile dire no quando cercano un pacchetto di crackers o due taralli». E’ arrivato il momento del conto: per un po’ di macinato, due pacchetti di omogeneizzati, formaggio, vaschette di alluminio si sfiorano i venti euro.

Quanto spendete per la spesa alimentare a settimana? «Non abbiamo mai fatto un calcolo preciso, ma ci attestiamo sui 150 euro a settimana» spiega Francesco «Senza farci mancare nulla» aggiunge Giuditta. Poi c’è il mutuo per l’abitazione di famiglia, 700 euro mensili comprese le spese condominiali, le bollette, i trasporti, l’abbigliamento, il dentista per i piccoli: il tutto per una spesa di 2300-2500 euro mensili, come appunto attesta l’Istat. «Con lo stipendio di Francesco ce la facciamo, ma se tornassimo in Puglia spenderemmo meno. Lì i prezzi sono del 30-40 per cento più bassi».

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