Festa a sorpresa, con i suoi piloti, per Giancarlo Morbidelli

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
IL BORGHIGIANO 20142015

Pesaro, 9 marzo 2015 – Un figlio che organizza una rimpatriata dei vecchi amici del padre per fargli una sorpresa.

O meglio. Un pilota automobilistico di lunga milizia, Gianni Morbidelli, che rende omaggio al padre Giancarlo, industriale pesarese ma soprattutto progettatore e costruttore di moto – “il più grande di tutti” ha detto autorevolemente qualcuno – che fra gli anni Settanta e Ottanta sbaragliò le grandi case giapponesi vincendo 4 titoli mondiali e 7 italiani nelle classi 250, 125 e 50.

Il bel gruppo, non completo per cause di forza maggiore, si è ritrovato nel Museo Morbidelli, uno dei più importanti al mondo, che raccoglie oltre 300 moto di ogni epoca, marca e cilindrata, rimesse a nuovo attraverso gli anni proprio da Giancarlo Morbidelli e che costituiscono un patrimonio inestimabile per la storia motorisitica mondiale.

Oltre al figlio Gianni, ad accogliere il grande vecchio c’erano i piloti Mario Lega (mondiale 1977 nelle 250), Alberto Ieva (mondiale 1971 nelle 50), Pierpaolo Bianchi (mondiali 1976 e 1977 nella 125 e italiani nel 1975 e 1976), Eugenio Lazzarini (italiano 1977 nelle 125), Enzo Lazzarini, Paolo Campanelli, Ciccio Tausani, Gianni Pellettier, Mauro Mordenti.

Non potevano mancare i tecnici più affezionati: Sergio Grassini, Fabio Barucca e Giancarlo Cecchini, ancora oggi patron del pesarese Team Ongetta Rivacold che correrà il mondiale di Moto3. Sono state riaperte paginate intere di ricordi di mille gare sui circuiti di tutto il mondo, un’autentica epopea che per un decennio sconvolse gli equilibri del motociclismo mondiale.

Si racconta, ma è vero, che quando i giganti giapponesi si videro beffati dal piccolo e sconosciuto italiano Giancarlo Morbidelli, mandarono un loro dirigente a Pesaro per conoscerlo.

«Noi abbiamo decine di ingegneri che progettano, lei quanto ne ha? Nessuno». Erano in quattro e Morbidelli progettava da solo i pezzi delle sue moto e se li costruiva sempre da solo al tornio con l’aiuto di un paio di suoi amici tecnici. Gente che faceva gli occhi alle pulci, come si diceva allora.

Di poche parole come sempre Giancarlo Morbidelli quando si è ritrovato di fronte una bella fetta del suo glorioso passato: “Che devo dire? Grazie per questo regalo che mi avete fatto di essere qui”.

Una dozzina di piloti e tecnici, il braccio armato di quel genio ineguagliato e insuperato che è stato Giancarlo Morbidelli in tutta la storia del motociclismo. Davide contro Golia: se non lo è stato lui nei confronti dei colossi abituati a prendere tutto, allora vuol dire che Davide e Golia non esistono. Gianni Morbidelli, figlio amorevole, può stare tranquillo, il suo grande padre merita questo ed altro.

di Franco Bertini



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