Fidanzatini diabolici, la ricostruzione come un videogame: "Fuoco di copertura"

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Ancona, 13 novembre 2015 - «Era molto minaccioso Fabio Giacconi. Mi veniva sempre più contro fino a quando ha accennato uno scatto. Ho sentito la mia fidanzata dire ‘Spara, spara!’. E io ho fatto fuoco. Fuoco di copertura». Un linguaggio utilizzato in quei videogame ‘Sparatutto’ come può essere Call of Duty, dove lo scenario è quello di guerra. Dove «Fuoco di copertura» è la frase che si pronuncia quando si gioca online e i ‘commilitoni’, volendo anticipare la mossa del nemico, danno il comando per cercare di annientarlo prima di essere annientati. Come in un videogame dunque, Antonio Tagliata, l’omicida di via Crivelli, ha individuato i due obiettivi, Fabio Giacconi e Roberta Pierini, per scatenarsi poi successivamente e sparando a tutto raggio: «Ma ho sparato a caso», sostiene mentre continua a raccontare davanti al Gip nell’udienza di convalida, quei momenti di follia omicida.

«Avevo gli occhiali appannati. Ho visto del fumo. Non vedevo più bene, più niente. Lui aveva una sedia (utilizzata probabilmente per cercare di ‘coprirsi’ durante la mattanza, ndr), lanciava oggetti». Ma, forse, questa scena è un parto della sua mente, intenta ora a recuperare l’immagine di Giacconi mentre andava in balcone a chiedere aiuto, urlando: «Mi ammazzano».

«La madre fumava alla mia destra mentre lui mi era di fronte. Giacconi aveva uno sguardo minaccioso. Ha urlato ‘Adesso basta!’, aggiungendo un ‘Ti mando in galera’». E’ qui che Tagliata spara al braccio sinistro della madre: «Poi ho perso l’equilibrio, mi ha ceduto un ginocchio». Eppure continua a sparare colpendo entrambi i genitori fino a quando Roberta Pierini non si accascia a terra, dopo esser stata presa anche ad un fianco da un proiettile che le recide l’arteria succlavia. Come un’esecuzione quella di Tagliata, che a questo punto mira infine alla testa della donna, distesa nel salone, e spara un terzo colpo dall’alto verso il basso, verticale, che le trapassa il cranio polverizzandosi sul pavimento, come per finirla, stando alle prime risultanze dell’autopsia e degli accertamenti tecnici sulla scena del delitto. Una vera e propria «esecuzione», come ha scritto il Gip Antonella Marrone nell’ordinanza che dispone la custodia cautelare in carcere per il 18enne.

Ma tutto ha inizio poco prima. Quando Tagliata e la fidanzata si incontrano sul pianerottolo di casa. «Sparami»le chiede tenendo la canna dell’arma in mano e porgendone il calcio. Lei gli dice di metterla via e lui allora se la punta alla testa. La fidanzata gliela sposta con uno schiaffo sulla mano che la impugna perché non vuole che lo faccia. Antonio allora desiste; apre leggermente il giubbotto per nascondere la pistola e lo fa quel tanto che basta perché la fidanzata noti quella scatola di proiettili riposta in una tasca interna. A questo punto salgono al quarto piano. L’atmosfera dentro casa è già tesa alla vista dei due giovani insieme. Tagliata ricorda di vedere la mamma della fidanzata girare nervosamente e fumare vicino a lui e alla figlia mentre il padre è più distante.

La chiave di tutto, stando al racconto del 18enne, è che dice «ho avuto una grande paura e non ho capito più niente». Il ragazzo sostiene poi di non ricordare affatto quale sia stata la sequenza dei colpi esplosi con la calibro 9×21 che si era portato dietro insieme ai caricatori così come non ricorda molti dettagli e momenti, che ancora trovano difficoltà nell’essere ricostruiti.

Nella fuga, il 18enne getta la pistola in un cassonetto di via Buonarroti e il giubbotto con i proiettili dietro ad una rete di un cortile in via Veneto. Non vengono invece ritrovati gli occhiali e il telefonino. Ora, l’avvocato difensore Luca Bartolini, chiederà per il 18enne il riesame sull’ordinanza cautelare e la perizia psichiatrica.

LEGGI LE NEWS DE IL RESTO DEL CARLINO

Le quadrelle

Precedente Atac, uno su tre non paga le bollette Successivo Montecosaro, rogo in centro storico Dato alle fiamme il portone di una casa