Francesco Guccini a San Benedetto: ««Non suono più, in cantiere altri due libri»

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

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San Benedetto, 19 agosto 2015 – Stasera alle 18,15 Francesco Guccini presenta alla Palazzina azzurra il suo ultimo libro «Il piccolo manuale dei giochi di una volta» (Mondadori), nell’ambito degli «Incontri con l’autore» organizzati da Mimmo Minuto. Con Guccini parliamo allora di giochi, letture e luoghi in cui vivere. Cosa pensa quando vede i bambini di oggi alle prese con videogiochi e smartphone? «Penso ‘poveretti’, perché non possono divertirsi come ci siamo divertiti noi, in strada, nel fiume, nei boschi. I bambini di oggi sono ‘lagherizzati’: costretti a stare in casa». Un’infanzia più semplice era anche più triste? «Assolutamente no. Affrontavamo anche cose pericolose. Noi eravamo figli della guerra, gli stessi genitori ci lasciavano più liberi. Oggi ci sono più paure, forse a ragione. Ai nostri tempi passavano anche meno automobili e pochissime nella montagna pistoiese, dai miei nonni, dove passavo le vacanze». Passare tante ore davanti a uno schermo impedisce di coltivare altri interessi? «Questo non lo so. Di sicuro la lettura non viene favorita. Quando noi eravamo soli e non sapevamo cosa fare leggevamo. Adesso si legge sempre meno. Non che leggessimo cose poderose, ma almeno Salgari. Qualcuno un po’ più evoluto Verne. O qualche fumetto. Non c’era neanche la televisione ai miei tempi. La radio non ce l’avevano tutti. E i nostri genitori non avevano tanti soldi da spendere in giocattoli». Tra quelli che aveva qual era il suo preferito? «Uno dei giocattoli che mi piacevano di più erano i burattini, con teste in terracotta. Improvvisavamo delle commedie. Non era un’elaborazione a priori, ma pura improvvisazione. E dire che poi il teatro non mi è mai interessato moltissimo. A Natale, poi, potevamo ricevere una nuova testa in terracotta». Anche la scuola era diversa? «Diciamo che oggi, sin dalle elementari, c’è una tendenza a semplificare tutto. Noi cominciavamo presto a capire che la vita era dura. Oggi ci sono pagelle piene di 9, che all’epoca non esistevano ‘in natura’. Il 7 era il massimo delle nostre aspirazioni». Il suo luogo ideale resta la montagna o tollera anche il mare? «Io abito sull’Appennino, sono tornato da dove son partito da bambino. Mi piace anche stare con gli amici al mare. Ma dire ‘la montagna’ è generico, preferisco dire ‘la mia montagna’». Sta preparando il prossimo libro o un nuovo disco? «Il prossimo libro uscirà per Natale. È un libro di racconti, e avrà per titolo ‘Fra matrimonio e un funerale, per non parlare del gatto’. Nuovi dischi no, assolutamente. Tre anni fa è stato l’ultimo. Non suono neanche più. Poi assieme a Loriano Machiavelli che è il mio socio di scrittura di gialli abbiamo immaginato dove si svolgerà il nostro prossimo libro. Ma dobbiamo ancora incominciare». Giovanni Desideri

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