Giacomo si ritrova senza mamma, «L’ho partorito, ma non voglio tenerlo»

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
IL BORGHIGIANO 20142015

Fermo, 11 gennaio 2015 – Il pancino si muove lieve col respiro, il sonno è quieto e sereno. Riposa Giacomo, nell’incubatrice del reparto di Neonatologia del “Murri”. Pesa poco più di tre chili, è nato due giorni fa, ma la sua mamma ha dichiarato di non potersene occupare: ha voluto che vivesse però dentro una sorte migliore, lontano da lei. Nel più completo anonimato, esiste la possibilità di non riconoscere il proprio figlio, c’è un colloquio con i servizi sociali, c’è il tempo necessario a ripensarci e poi si attiva il Tribunale per i minorenni, che dispone l’affidamento dei piccini.

È già capitato a Fermo, capita di nuovo col piccolo Giacomo e il nome gliel’hanno dato gli operatori dell’ospedale. Una situazione coordinata dalla Direzione sanitaria e dai primari coinvolti, è già partito il sollecito nei confronti del Tribunale perché la donna ha mostrato una ferma decisione nel non voler tenere il bambino con sé.

Come sempre, il lavoro grande e colmo di umanità lo fanno gli operatori di Ostetricia prima e di Neonatologia poi, tutti si sono fatti carico della situazione con prontezza e delicatezza. Un muro di protezione attorno alla madre, com’è giusto che sia, protagonista di una delle scelte più strazianti e dolorose che un essere umano possa compiere.

Il piccolo, oggi in incubatrice, indossa solo il minuscolo pannolino, ma presto avrà tutto il necessario per scaldarsi e sarà curato per ogni sua necessità. Sottolinea il primario di Pediatria, Monaldo Caferri: «Abbiamo attivato tutte le nostre competenze, il piccolo dovrà fare una serie di accertamenti, ma è un bel bambino sereno e ce ne prenderemo cura con la consueta professionalità e sicuramente un po’ più di amore. Ovviamente, siamo preparati anche a situazioni come questa e sapremo dare una riposta il più possibile anche umana al piccolo Giacomo».

E lui sta lì, minuscolo davvero che potresti tenerlo in due mani, i piedini nudi, il sonno quieto di chi si sente accudito, anche se le braccia di una mamma non ci sono ancora e si sa quanto siano importanti nei primi momenti di vita. I pediatri tutti e gli operatori del reparto si muovono con delicatezza attorno a lui, la competenza professionale in casi come questi si fa ricca di cuore e di affetto, di una compassione che si prende cura anche delle anime oltre che dai cuori. Al piccolo Giacomo l’augurio di una vita buona, che si spera riprenda slancio dopo un avvio in salita, nel caldo di un’incubatrice piuttosto che dentro una famiglia.

 



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