Giallo di Montecchio, il Ris ha setacciato il capannone sotto gli occhi dei figli della vittima

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
FONTE IL RESTO DEL CARLINO

Montecchio (Pesaro e Urbino), 5 novembre 2014 – Sono arrivati i Ris da Roma per scoprire perché è morto carbonizzato un uomo all’interno della sua fabbrica. Era la mattina del 22 ottobre scorso. Sandro Grassetti, 70 anni, sposato, tre figli, abitava a due passi dalla sua fabbrica di via 25 Aprile a Montecchio, comune di Vallefoglia. Per la procura della Repubblica, la sua morte è inspiegabile. Non ci sono testimoni ma non si trovano nemmeno le cause che hanno sprigionato il fuoco (foto). C’è solo un uomo che si trovava poco lontano dai resti carbonizzati di Sandro Grassetti: il fratello Oscar, di 56 anni, socio con lui dell’attività di assemblaggio e vendita dei mobili.

Ma lui, all’arrivo dei soccorsi, ha potuto solo dire che il fumo denso e nero gli aveva impedito qualunque tentativo di salvataggio. Per gli inquirenti (che gli hanno sequestrato i vestiti, il pc e il cellulare) hanno, tra l’inizio dell’incendio e l’arrivo dei soccorsi è passato troppo tempo (almeno un’ora e mezza o due) ma anche per questo tipo di contestazione, ci sono state delle spiegazioni da parte del fratello il quale non aveva notato subito l’incendio essendo in un ufficio lontano dal reparto produttivo. Dall’autopsia, il medico patologo ha potuto accertare che il 70enne era ancora vivo al momento dell’incendio ma evidentemente non poteva muoversi. Ed era sicuramente vivo fino alle 10 quando ha telefonato alla moglie. Il fratello Oscar racconta di non aver sentito grida di aiuto né di aver avuto la percezione di un incendio in corso se non dopo molto tempo, quando appunto ha chiamato i carabinieri, il 118 e i vigili del fuoco. E proprio questo lasso di tempo (un’ora e mezza o due ore di ritardo) ha spinto il pm Silvia Cecchi ha ipotizzare sia l’omicidio volontario sia l’omicidio colposo. Tesi alternative quasi a voler dire che non ci sono certezze di alcun tipo su ciò che è accaduto e si va a tentativi. I Ris sono stati chiamati proprio per capire che cosa possa aver scatenato l’incendio. Che è avvenuto al centro del capannone (ampio 2000 mq) mentre il fratello Oscar si trovava al primo piano, in ufficio, al computer. Non ha avvertito nulla di allarmante fino alle 11.40, quando ha sentito dei rumori secchi provenire dall’interno della fabbrica. E’ sceso e si è trovato un muro di fumo che lo ha fatto fuggire fuori. Per il fratello Sandro era già tutto finito.

Ieri mattina e fino alle 16, a seguire il lavoro dei Ris dei carabinieri, c’erano i tre figli della vittima che hanno nominato l’avvocato Francesco Coli come legale (rappresentato sul posto dall’avvocatessa Alessandra Guerra) che dovrà seguire l’evolversi dell’indagine. Nessuno dei figli, Diego Stella e Margherita, ha voluto commentare quello che pensano anche se ad ogni minimo accenno al padre spuntano a tutti loro le lacrime agli occhi. Non sanno come sia potuto accadere ma hanno fiducia nello zio e nelle sue parole. Il capannone dei Grassetti si trova in mezzo alle case, e col tempo si era trasfermato da catena di produzione a mercatone con vendite e piccole riparazioni in sede ma anche con negozio online su ebay. Era quello l’impegno principale di Oscar Grassetti al suo arrivo al lavoro. Non scendeva mai o quasi di sotto, dove rimaneva il regno del fratello. Entravano anche in porte diverse. Ma quella mattina del 22 ottobre, anche il fuoco è entrato in quella fabbrica. E non ha avuto pietà.



 

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