Gli alberghi da salvare

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
FONTE IL RESTO DEL CARLINO

Pesaro, 9 novembre 2014 – Tra comunicazione e realtà in mezzo ci dovrebbe essere il giornalismo. Talvolta la realtà travolge tutto e tutti, anche coloro che cercano di interpretarla al meglio e con il massimo di obiettività possibile. Gli esempi pesaresi di questi giorni sono molteplici. Potremmo cominciare dagli immigrati da sistemare addirittura in un albergo centralissimo della zona mare.

Dopo mesi passati a discutere di stagione lunga, bagnini-ristoratori, turismo come via d’uscita dalla crisi, la realtà prende il sopravvento e ci scodella i rifiugiati a due passi dalla palla di Pomodoro. E’ questo il modo di allungare la stagione? O è questo l’inevitabile destino di strutture alberghiere ormai desuete e superate? Oppure è solo la conferma di quanto già detto da queste colonne: il turismo non si fa senza alberghi e buona parte degli hotels pesaresi hanno assoluto bisogno di interventi di ristrutturazione oppure finisce tutto come vediamo questi giorni.

Il Comune se vuole veramente fare investire nel settore turistico oltre ad apparire sui giornali a ferragosto dovrebbe anche preparare un piano straordinario per gli alberghi. Ma questo è un terreno minato perché, in realtà, alla gran parte dei pesaresi del turismo interessa poco o nulla e di ampliare gli alberghi nel lungomare non vogliono nemmeno sentire, parlare perché fanno ombra ai loro ombrelloni o rendono più brutta la città giardino, piena di ville che, forse, rischiano anch’esse di andare in malora. Per questo ogni investimento sulle strutture alberghiere andrebbe benedetto e sostenuto, sempre che si voglia veramente fare turismo e non serate per i pesaresi che si dicono sempre annoiati. Se poi si riuscisse ad evitare, anche alle soglie dell’inverno, di ospitare i rifiugiati a un metro dalla Palla forse sarebbe meglio. 

L’altra vicenda emblematica è quella della monetina di Meneghin. Non solo per la canea mediatica provocata dai nostri articoli, ma soprattutto perché arrivano ulteriori conferme ufficiali su un concetto che riteniamo importante e decisivo: Cappellari, Meneghin e l’Olimpia misero in pratica un comportamento atto a ingannare la giustizia sportiva. La quale, anche per le pressioni politiche di allora (sfidiamo qualcuno a sostenere che nel maggio 1989 Craxi ed il Psi non contassero molto in questo Paese), non aspettava altro che farsi frodare. Se è vero che nulla o quasi può cambiare (non siamo così ingenui) 25 anni dopo, è pur vero che neppure si può leggere cose come quelle scritte dalla Gazzetta dello Sport che giustificano quella che è tecnicamente una “frode” come scelta di “giustizia” nei confronti dei lanciatori di monetine. In realtà, come ha detto chiaramente, Cappellari, l’obiettivo di Milano era vincere a tavolino per non tornare a Pesaro e giocarsi uno scudetto che poteva prolungare di almeno un anno i contratti di un gruppo al tramonto. Il silenzio del presidente della Fip Gianni Petrucci è significativo. Sembra confermare che da allora ad oggi, passando per lo scandalo Montepaschi, poco o nulla sia cambiato.

 

 



 

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