Gli arrabbiati scendono in piazza. "Giù le mani dalla nostra scuola"

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Macerata, 15 maggio 2015 - «NON SONO io che scelgo la scuola, ma è la scuola che sceglie me». Così i docenti, tutti imbavagliati, disposti in cerchio sulla rotonda davanti allo Sferisterio, ieri alle 19 per un flash mob in segno di protesta contro la cosiddetta «Buona scuola» di Matteo Renzi, un disegno di legge che andrebbe a modificare in profondità le modalità di lavoro negli istituti scolastici (FOTO).

Sullo striscione, accanto alla scritta «Per la scuola della Costituzione», c’è una parte della Gazzetta ufficiale del Regno d’Italia, datata sabato 2 giugno 1923, l’articolo 27. Che recita: «Le supplenze ai posti di ruolo e gli incarichi di insegnamento di qualunque specie sono scelti e conferiti dal preside». Questo il punto della riforma più contestato.

«IL DIRIGENTE scolastico assume un potere enorme – dice Fabrizio Illuminati, professore di italiano e latino al liceo scientifico – così infatti gli insegnanti sono scelti dal preside. Così c’è arbitrarietà, assistiamo all’annullamento della parità di opportunità. Inoltre, gli organi collegiali, finora con potere deliberativo, diventano soltanto consultivi». «Chi ha proposto questa riforma – dichiara Giulio Serafini, professore di diritto ed economia all’Itc Gentili – è incompetente e non conosce il mondo della scuola, favorisce la precarizzazione dei docenti e la perdita di titolarità della sede. Si va nella direzione della privatizzazione del rapporto di lavoro e il preside diventa un podestà».

LORENZA Rossetti, insegnante di matematica all’Istituto scolastico comprensivo di Montecassiano, sottolinea con disappunto: «La questione degli albi territoriali è assurda, poiché si viene valutati soltanto in base al curriculum vitae e si perde il valore degli studi e dei punteggi accumulati nel corso degli anni». «Dicono che dobbiamo essere cooperativi – aggiune l’insegnante – e invece si accentuano notevolmente le divisioni tra chi insegna». «La valutazione dei docenti, fatta in questo modo, non ha alcun senso – aggiunge Ugo Barbi del sindacato Snals –. Poi i precari, cioè persone che hanno fatto concorsi, vanno a finire in un albo». Anche Michela Rossetti ha da dire la sua. Insegnante, spiega come «alla lunga, diminuiranno i posti di lavoro». «In più – aggiunge ancora – viene tolto il tempo prolungato».



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