Hacker islamici nei siti di Comune, scuole e musei

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Macerata, 24 ottobre 2015 – Dalle bacheche per gli avvisi sui servizi comunali, sul piano didattico o sulle offerte museali alla propaganda per il reclutamento islamico. Si è concentrato soprattutto in provincia di Macerata l’attacco degli hacker che tra agosto e settembre hanno oscurato le home page del Comune maceratese, di due istituti coprensivi, tra cui il Tacchi Venturi di San Severino e una struttura museo. L’attacco – ha spiegato la Polizia postale di Ancona ieri nel corso di una conferenza stampa – è arrivato soprattutto dalla Tunisia, lo stesso Paese che nel corso del 2015 è finito nel mirino dell’Isis per ben due volte: a marzo al museo Bardo di Tunisi e in estate con la strage sulla spiaggia di Sousse.

L’occupazione dei siti istituzionali maceratesi (alcuni siti analoghi sono stati colpiti nell’Ascolano, mentre le altre province sono state risparmiate), è bene specificarlo, non ha visto la comparsa dell’Isis o di altri movimenti terroristici internazionali come Al-Shabab o Boko- Haram. Immagini forti, legate, tuttavia, più alle conseguenze degli attacchi di americani e alleati in Medio Oriente che alle violenze dello Stato Islamico. Un attacco alle coscienze occidentali più che la minaccia del terrorismo internazionale.

Va in scena il defacement, ossia il cambio di faccia in termini tecnici, quando cioè degli hacker riescono ad introdursi in un dominio via internet cambiandone letteralmente i connotati. La presenza dei siti ‘alternativi’ sugli schermi – hanno spiegato gli agenti – è stata molto rapida e la scoperta è avvenuta quando alcuni utenti si sono collegati, trovando la strana sorpresa. Immediata, da parte delle amministrazioni, la segnalazione ai cyber agenti della Polposta delle Marche che hanno subito attivato le indagini. I siti, molti dei quali scarsamente protetti contro attacchi del genere, sono stati poi ripristinati. L’invasione aveva come obiettivo principale il proselitismo.

Nelle pagine comparse sui terminali di tutti coloro che si sono collegati a istituzioni, scuole e musei, sono comparse immagini, sia foto sia video, in cui i promotori del messaggio cercavano di inviare dei messaggi precisi. Scritte in arabo, ma anche in inglese, per far capire il messaggio dell’attacco virale. Proprio a Macerata sono comparse le sigle di uno specifico movimento Pro-Islam tunisino. La Polizia Postale delle Marche ha attivato subito i canali con l’Interpol e stabilito in effetti che gli attacchi ai siti internet regionali sono avvenuti soprattutto dalla Tunisia, ma anche dalla Turchia.

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