“Ho cercato di difendermi, mi ha azzannato”

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
Il Borghigiano Il Resto del Carlino

Macerata, 17 settembre 2014 – «C’è stata una colluttazione, io ho cercato di difendermi ma lei mi ha azzannato una mano. Sono riuscito a liberare tre dita, ma purtroppo il quarto è rimasto tra i suoi denti». La violenta aggressione avvenuta sul bus della linea 3 lo scorso primo aprile è stata rievocata ieri mattina in tribunale dalla vittima, il controllore dell’Apm Vitangelo Corvatta, nella prima udienza del processo a carico della nigeriana Rose Magdaliene Louk, imputata di lesioni e resistenza a pubblico ufficiale. L’udienza è stata piuttosto accesa, anche perché per manifestare solidarietà una decina di colleghi di Corvatta si sono presentati al palazzo di giustizia.

L’uomo ha riferito i dettagli della vicenda, spiegando che la donna non aveva il biglietto e non voleva pagarlo, per questo lui aveva fatto fermare il bus e chiesto di aprire le porte, anche perché voleva far scendere una passeggera al fine di non farla rimanere coinvolta nei disordini. L’avvocato Federico Valori, che assiste la nigeriana, ha insistito molto nei dettagli della ricostruzione dell’aggressione: «Un conto è pensare a una mutilazione voluta — ha spiegato poi il legale —, un conto è una colluttazione nella quale, nel momento in cui i litiganti sono caduti, si è avuta la mutilazione. Bisogna anche tenere conto della personalità dell’imputata, una donna che in passato ha avuto delle vicissitudini per le quali oggi sua figlia è in adozione».

La donna abitava a Corridonia con un italiano, ma in seguito ad alcuni problemi lei e la bambina andarono in una casa famiglia da cui però, di punto in bianco, scappò via per tornare in Nigeria. Per questo fatto è stata condannata e, al suo rientro in Italia, la figlia le è stata tolta. «Ci sono numerosi documenti che attestano che lei capisce poco l’italiano e il contesto in cui ora vive. In Nigeria potrebbe vivere dignitosamente, ma rimane qui per seguire le vicende della figlia, vicende per cui lei è frustrata, impaurita e depressa». Della vicenda si riparlerà nella prossima udienza, il 7 ottobre. Corvatta intanto si è costituito parte civile con l’avvocato Simone Rocchetti, e ha chiesto un risarcimento di 30mila euro. Anche l’Apm si è costituita, con l’avvocato Elisa Moretti, chiedendo diecimila euro di risarcimento. 



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