«Ho macinato cento anni». Il secolo del mugnaio Luigi Ubaldi

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
IL BORGHIGIANO 20142015

San Silvestro di Fermignano (Pesaro e Urbino), 9 gennaio 2015 – Luigi Ubaldi e la moglie Domenica Falasconi ci accolgono nella loro casa a San Silvestro di Fermignano. Da anni non sentono più il rumore del torrente del loro mulino dei Fangacci, alle porte d’Urbania. Ma i ricordi sono vivissimi.

Luigi, dove è nato e quando?

«Sono nato nel Mulino dei Fangacci il 10 gennaio 1915. Il Mulino era di proprietà di mio babbo, che l’acquistò per settemila lire. Vi andò a stare appena sposato, in quel viaggio tutti suoi averi stavano sul basto di un somarello».

Lavorava al mulino anche da giovane?

«Facevo poco, stavo col babbo. Mi rendevo utile per quello che potevo».

A che età ha iniziato a spostare i sacchi da un quintale?

«A diciassette anni, forse anche prima, e non solo nel mulino. A volte si andava nei poderi dove trebbiavano il grano per trasportare a spalla i sacchi nei granai. Non facevo solo il mugnaio, perché d’estate l’acqua nel mio mulino era poca e non stavamo lì ad aspettare…».

Dove ha conosciuto sua moglie?

«Io e Domenica abitavamo vicini e ci conoscevamo sin da piccoli, ma abbiamo iniziato la nostra storia nel 1938, lei aveva 18 anni e io 23».

Avete visto la guerra da vicino…

«Da noi è passato il fronte, ma alla nostra famiglia è andata bene, i tedeschi ci hanno portato via solo un pagliaio di fieno raccolto da mio padre. Invece i partigiani non li abbiamo mai visti».

Veniva nessuno a chiedere in prestito la farina?

«Sì, i contadini, quando non gli bastava il grano, che poi restituivano dopo la trebbiatura. Poi quando a Urbania arrivò il mulino a cilindri i contadini iniziarono a rivolgersi a questo per avere la farina a credito».

Quand’è che avete deciso di chiudere il mulino a palmenti?

«Da quando sono andato a lavorare al mulino a cilindri di Urbania, nel 1950, anche se per un certo periodo continuammo a preparare le biade. All’inizio ci andai come socio: eravamo sette – otto persone, ma non andava bene e una parte dello stabile del mulino venne venduta e io rimasi come operaio sino al mio pensionamento, nel 1977».

Come era la vostra vita?

«Era una vita disperata e senza fare niente non si stava mai, non si poteva».

Lei Luigi se l’aspettava di arrivare a 100 anni?

«No, non me l’aspettavo».

Qual è il segreto?

«Non so, non avrei mai pensato di arrivare fin qui. Tutti i miei compagni che avevo vicini di casa sono scomparsi. Poi non è che non ho fatto niente nella vita, spostavo quintali e quintali per tutta la giornata».



LEGGI LE NEWS DE IL RESTO DEL CARLINO

Precedente Omicidio di Natale, il primo giorno di scuola senza Simone Successivo LE INDAGINI - Trovate tre agendine con i nomi dei clienti: trema la Fabriano bene