I clamorosi errori del Pd

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Fermo, 21 giugno 2015 – IL PRIMO weekend dopo la batosta dovrebbe servire al Pd di Fermo, anche in vista della prossima resa dei conti interna, per ragionare a mente fredda sul perché del ko.

Ai democrat non sarà difficile ammettere di aver commesso una serie imperdonabile di errori, evidenziati da due numeri implacabili: a Fermo 4.929 elettori hanno votato il Pd alla regionali e solo 2.482 per le comunali, ossia appena la metà.

Una prima spiegazione sta nel fatto che come aspirante consigliere ad Ancona c’era Fabrizio Cesetti, che qualcuno nel Pd non ha voluto candidato sindaco di Fermo. Subito dopo la caduta della Brambatti, tutti immaginarono che il presidente della Provincia fosse la soluzione già bella che pronta per il dopo. Invece, non era così. Quando nel Pd si discusse questa possibilità, a Cesetti non vennero date le garanzie che chiedeva: unità del partito e carta bianca per alleanze e lista interna. Alcuni circoli, in particolare Fermo est, dopo aver cercato fino alla fine di mandare avanti l’esperienza Brambatti, nonostante i numeri non ci fossero più, proposero Cesetti per le regionali e in giro iniziò anche a circolare la voce che fosse lui a preferire questa competizione a quella comunale.

QUANDO però fu il momento di tirare fuori l’alternativa a Cesetti, non venne trovato un candidato unitario.
E qui sta il secondo grave errore commesso dal Pd: l’incapacità a indicare un proprio uomo appena quattro anni dopo aver ricevuto il voto da oltre 5mila fermani e dopo aver decretato la fine della Brambatti. Un partito storico non può non avere un proprio aspirante sindaco. Che Cesetti fosse la persona giusta lo hanno detto i voti clamorosamente differenti ottenuti dal Pd nelle due competizioni, anche se il merito dei risultati alle regionali non è tutto suo. Adesso gli stessi che non lo hanno voluto e gli altri (autorevoli) che, invece di ritirarsi in pensione, hanno cercato di tramare alle sue spalle per stupida gelosia, che si consolino, se ci riusciranno, con un posto ottenuto in Consiglio comunale. 

Tutto il Pd, ma in particolare il segretario provinciale Nicolai e quello comunale Bagalini, ha poi commesso un terzo errore tattico. In campagna elettorale nessuno ha mai sentito un esponente del partito che dicesse: ‘Cari fermani, è merito del nostro coraggio se potete tornare protagonisti con il voto senza perdere un altro anno’. Come se si vergognassero di aver licenziato la Brambatti.
E i democrat hanno poi aggiunto il quarto errore: se sfiduci un tuo sindaco e tutti i tuoi consiglieri, devi preparare una lista completamente nuova, aperta al sociale, al volontariato e alla città tutta. Invece, la squadra che affiancava Zacheo era piena di brambattiani. Il capitano dei carabinieri andava in giro a chiedere voti con vicino ex assessori e altri vecchi volti del Pd. La città poteva credere che fosse il nuovo?
Ultimo errore, ma non certo in ordine di importanza, aver sottovalutato la fronda interna anti Zacheo. Capeggiata da noti e influenti personaggi del partito, per motivi personali, si è estesa via via senza che nessuno ritenesse necessario un chiarimento.
Così un Pd debole, sfilacciato e solo apparentemente unito è andato incontro al suo destino senza capire che sarebbe stato nefasto. Molti si lamentavano perché per le regionali non c’era un candidato cittadino senza accorgersi che per la città non c’era più il Pd. 
Adesso, con Petrini che resta dominante, con Verducci che ha il suo peso e con Cesetti che acquisirà più visibilità, trovare un punto di riferimento in città per il Pd sarà un tentativo lento, faticoso e dalla riuscita tutt’altro che sicura.



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