I genitori del carabiniere ucciso: «Armeni non ci ha mai chiesto perdono»

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Tolentino (Macerata), 18 luglio 2015 – La svolta nelle indagini, con l’arresto di Emanuele Armeni per omicidio volontario, rinnova il dolore in Giancarlo Lucentini e Vittoria Del Pupo, i genitori di Emanuele, il carabiniere 50enne di Tolentino ucciso il 16 maggio nella caserma di Foligno (foto). Non provano odio per il collega che ha ucciso loro figlio né chiedono che paghi ad ogni costo. Aspettano la fine delle indagini senza giudizi né condanne, «perché tanto – dice la madre – niente ormai mi farà riavere Emanuele». Giancarlo, cantoniere della Provincia in pensione, ha 75 anni, mentre Vittoria 74. Abitano in contrada Paterno, nella campagna tolentinate, dove il figlio tornava a trovarli in ogni momento libero, anche due volte nella stessa settimana.

 

Armeni all’interrogatorio ha ripetuto che è stata una «tragica fatalità». Ci credete?

Vittoria: «Nessuno può sapere come siano andate realmente le cose, a parte le due persone coinvolte: mio figlio, che è morto, e Armeni, vivo. La verità non credo venga mai fuori. Sono stanca, ogni volta che spunta una novità sull’inchiesta si riapre una ferita e viviamo un nuovo inferno».

Giancarlo: «Io ho fiducia nella magistratura, e voglio sapere. Credo che Armeni abbia delle colpe, non è stato un incidente: in caserma c’è una stanza specifica per lo scarico delle armi, quel modello di mitraglietta ha tre sicure e per azionare il grilletto ci vuole molta forza. Voglio sapere a quale distanza è partito il colpo. Ma finché proseguono le indagini, spero si sia trattato di incuria nel maneggiare l’arma, di una leggerezza fatale, come ci ha spiegato Marco Mochi, il comandante della Legione carabinieri Marche, che è venuto a casa per darmi la notizia».

Come era Emanuele a lavoro?

Giancarlo: «Si faceva volere bene, l’abbiamo capito anche ai funerali e nei messaggi che ci continuano ad arrivare. Era rispettato in caserma, sia dai superiori che dai detenuti. Era corretto e preciso quando prestava servizio, non rispondeva neanche a me al cellulare se era a lavoro».

 

Riuscirete a perdonare Armeni?

Vittoria: «Lui non ci ha chiesto il perdono. L’abbiamo visto al funerale, ma non si è scusato né con me né con mio marito. Mia nuora l’ha perdonato, a me non ha domandato niente».

Giancarlo: «Non so se riuscirei a perdonarlo, per ora non lo condanno. Siamo noi i condannati, ci sentiamo con la corda al collo: gli altri ci dicono di farci forza, ma non sanno il dolore che si prova per la perdita di un figlio».

Lucia Gentili

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