I profughi dormono ammassati nel bagno pubblico

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Macerata, 15 ottobre 2015 – «Come faremo a passare un’altra notte all’aperto? Piove, non abbiamo più vestiti asciutti né cibo né acqua». Così i profughi pakistani ieri davanti l’ufficio immigrazione in attesa di presentare richiesta di protezione internazionale. Stavolta sono arrivate 21 persone, dal Pakistan. Ma il flusso di arrivi degli extra sbarchi (cioè che arrivano a piedi, autonomamente, e non inviati dal Ministero) è molto consistente e non ci sono più posti disponibili nelle strutture di accoglienza. E molti hanno trascorso la notte ammassati nel bagno pubblico davanti all’ufficio immigrazione di via Prezzolini.

«Abbiamo difficoltà a sostenere un carico del genere – spiega la prefetto, Roberta Preziotti –, questo incessante arrivo sballa tutte le pianificazioni. Non si tratta più di dover gestire piccoli numeri, ma dei veri e propri gruppi. Ormai siamo di fronte una media di 20 nuovi arrivi extra sbarchi al giorno. Le strutture di accoglienza in provincia sono piene, anzi abbiamo ampiamente superato la percentuale destinata a Macerata. Ci siamo rivolti alla Prefettura di Ancona, affinché ci dia una mano. Mi dispiace molto che queste persone debbano aspettare fuori con questa pioggia. Ma ci tengo a ribadire che ci sono altre Prefetture in Italia a cui è possibile rivolgersi. Siamo perfettamente coscienti della situazione e stiamo lavorando duramente per fare il possibile». C’è attesa per il nuovo bando della prefettura per 350 posti, la cui assegnazione definitiva è in fase d’esame. Intanto, i 21 in attesa sul piazzale di via Prezzolini, due di loro dicono di essere minorenni. Un altro, invece, di 47 anni, è steso a terra. «È ammalato – spiega Alì, indicando l’uomo a terra –, stanotte ha piovuto sempre, non sapevamo dove ripararci. Probabilmente ha preso freddo». Raccontano di essere arrivati martedì sera alla stazione di Macerata, con un treno da Civitanova. «Poi – continua Alì – abbiamo preso l’autobus per arrivare qui all’ufficio. Abbiamo aspettato fino alla mattina ma ci hanno detto che a Macerata è pieno, non c’è più posto. Ma noi continuiamo ad aspettare, sperando che prima o poi ci accolgano. Cos’altro possiamo fare? Non abbiamo soldi per viaggiare fino a un’altra città».

«Ho 16 anni – spiega Ahmad, che parla un inglese fluente –, sono scappato dal mio Paese, la situazione lì è troppo pericolosa, il clima è violento. Ieri notte, qualcuno di noi ha dormito sotto la fermata dell’autobus, quattro di noi nei bagni del piazzale, gli altri all’aperto». Parlano del loro viaggio, raccontano delle famiglie che hanno lasciato alle spalle. «Io sono sposato – dice uno di loro –, ho anche un bimbo piccolo. A differenza di quanto avviene di solito nel mio Paese, io mi sono sposato per amore, non ho fatto un matrimonio combinato. Ma la situazione era insostenibile, ho dovuto dire addio a tutto ciò che avevo».

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