"I profughi volevano soldi, aria condizionata e vestiti griffati"

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Macerata, 24 giugno 2015 – Hanno tagliato i cavi per la connessione a internet, sottratto lenzuola e coperte dalle camere e rubato ad un compagno di stanza del Bangladesh, che si era rifiutato di unirsi a loro, medicine, cibo, deodorante e cuffiette. Hanno salutato così, sbattendo la porta, l’hotel «Le Grazie» di Loro Piceno i 37 afghani che lunedì hanno marciato fino alla questura di Macerata per protestare contro «il cibo scadente, i pochi vestiti e l’essere discriminati rispetto agli africani». Accuse che agli operatori del Gus, il Gruppo umana solidarietà, sono arrivate come «coltellate». «Bugie che mai ci saremmo aspettati da loro, episodio che non ha precedenti – spiegano i ragazzi dell’associazione –. In passato altri afghani e pakistani hanno soggiornato qui senza problemi, integrandosi nel pieno rispetto delle regole».

Appena messo piede nell’albergo, i 37 migranti avevano presentato richieste particolari, senza comprendere che non potevano essere soddisfatte dal ‘Progetto emergenza’. «Pretendevano di gestire i soldi da soli, stare in appartamento, avere l’aria condizionata – racconta la referente Nigist, che da oltre vent’anni fa volontariato e abita persino nella struttura per non abbandonare mai i ragazzi –. Poi rifiutavano le tute, volevano vestiti griffati, non indossavano le casacche catarifrangenti quando camminavano di notte e fumavano in stanza. A livello sanitario sono stati seguiti costantemente e lo testimoniano numerosi referti medici e i medicinali che abbiamo consegnato. Per quanto riguarda il cibo, noi mangiamo qui con loro, tutti gli ospiti sono soddisfatti; c’è primo, secondo, contorno e frutta. Il titolare Sergio si preoccupa a tal punto che fa menu diversi a seconda delle richieste, della loro religione e del Ramadan. Quasi tutti qui sono musulmani e mai nessuno ha avuto problemi». I più integralisti tra coloro che hanno abbandonato la struttura infatti volevano mangiare solo animali uccisi da mano islamica. «Per quanto riguarda il rilascio dei documenti poi – aggiunge Ilaria, un’altra volontaria – dipende dall’ufficio immigrazione della questura in base agli arrivi».

Grande la delusione per la mancata riconoscenza di quel gruppo quindi per i ragazzi del Gus, reperibili anche di notte, per gli insegnanti e i mediatori. Ora in albergo sono rimasti 36 ragazzi provenienti da Bangladesh, Pakistan, Ghana, Nigeria, Guinea e Senegal. Tra questi c’è il 23enne Iboby Godpower, cristiano nigeriano, fuggito dall’inferno di Boko Haram a gennaio, rimasto senza genitori. «Nell’hotel di Loro Piceno mi sento amato come in una famiglia – dice –. Siamo trattati tutti allo stesso modo». C’è il 21enne Majahar Bhuyan, del Bangladesh, che cucinava per una famosa catena di ristoranti girando il mondo e guadagnando bene, fino allo scoppiare della guerra. «Qui sono felice – commenta –. Questi ragazzi mi fanno ridere, cantiamo e balliamo. Ci aiutano ad inserirci nel mondo del lavoro rilasciandoci un attestato, ci accompagnano dal medico. Si mangia benissimo, ci scambiamo le ricette e frequentiamo una scuola».



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