I termosifoni non scaldano, all’istituto Branca-Santa Marta la rabbia sale in cattedra

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
FONTE IL RESTO DEL CARLINO

Pesaro, 18 novembre 2014 – I termosifoni non scaldano, a scuola monta la rabbia e l’indignazione: «Se le cose non migliorano domani (oggi per chi legge) per protesta noi studenti dell’alberghiero e del commerciale Branca ci rifiuteremo di entrare in classe» (FOTO). Il preside Carlo Nicolini è informato: «Non lo impedirò – commenta – i ragazzi hanno ragione. Qui si lamentano tutti. E’ una vergogna – sbotta, diretto al punto -. I termosifoni non scaldano gli ambienti: qui è diventato difficile lavorare e studiare. Del problema ho interessato tutti dai tecnici della Provincia al Presidente del Consiglio, passando per il Ministro dell’istruzione». In che senso? «Ho scritto, ho scritto pure a Roma perché è inutile nascondersi dietro a tante storie: la situazione non può essere risolta se invece di dare le risorse che servono, si continuano a fare proclami e belle parole. Anzi è ora di dire basta. Altroché La Buona Scuola, qui non si è capaci di garantire il minimo di condizioni per usufruire degli ambienti».

Cosa ha ottenuto? «Nessuna risposta. Ma è inutile negare l’evidenza: a scuola è freddo; peggio sta chi ha le aule esposte sul lato mare perché l’umidità entra nelle ossa». Anche dalla Provincia nessuna risposta? «E’ il solito rimpallo di responsabilità. Continuano a dire che con 18 gradi la temperatura è regolare: vorrei sapere dove la misurano. E’ ora di andare alla sostanza dei problemi, basta fermarsi alle apparenze. Non ci sono scuse che tengono. Il degrado non è storia recente: basta guardare come questo edificio è ridotto. In palestra, anche la più piccola manutenzione è impossibile, mentre da anni la facciata posteriore dello stabile è transennata perché i responsabili della sicurezza temono il distacco dei cornicioni. Passano gli anni e l’unica cosa che aumenta è il livello dell’erbaccia».

Basta fare un giro. Per la scuola, al cambio d’ora, gli insegnanti non tolgono il cappotto; i bidelli sotto il grembiule d’ordinanza vestono più strati e girano infreddoliti per gli immensi corridoi dove spifferi e basse temperature sono oggettivamente la norma. Appena entrati in palestra una puzza di muffa ti assale. «Per forza: la tensostruttura è bucata ed entra l’acqua», sbotta Armela Dervisci, IVB, rappresentante d’istituto con Giovanni Piccolo e Noa Cocchia. In effetti mentre i ragazzi giocano, a più riprese la bidella entra con lo scopone ad asciugare con lo straccio per prevenire che qualcuno, scivolando, si faccia male. «Molti professori, per evitare ogni rischio – conferma Cocchia – preferiscono non farci fare sport. Questa mattina avrei avuto due ore di educazione fisica, ma capisco che in queste condizioni non conviene». Dopo un po’, a saturare l’aria, è il freddo: «Si gela – annuisce Piccolo –. Come in classe, del resto».

In effetti tra gli studenti che giocano a pallavolo c’è anche chi non ha tolto il giaccone, o chi ha preferito mantenere la sciarpa attorno al collo: «Se giochi ti scaldi, ma appena ti fermi – osserva uno degli studenti in campo – il sudore ti si ghiaccia addosso». In classe è altrettanto freddo? «Meno, forse perché l’ambiente non è altrettanto dispersivo, ma per molti di noi – commenta Dervisci – è normale restare in classe con piumino e sciarpa».



 

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