Il campione della Vuelle e il modello: "La sclerosi non ci piegherà"

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –
IL BORGHIGIANO 20142015

Pesaro, 29 gennaio 2015 – Due giganti si sono incontrati ieri nella palestra di Baia Flaminia, in riva al mare. Lì dentro sono transitati tanti campioni, ma da un paio di settimane ne è arrivato uno davvero speciale. Si chiama Chris Wright, ha 25 anni, viene dal Maryland ed è stato il primo cestista malato di sclerosi multipla a giocare nella Nba.

La Vuelle lo ha portato a Pesaro affidandogli le chiavi della squadra per provare a centrare la salvezza. Il ragazzo non fa niente per nascondere la sua condizione, anzi ha aperto un blog (www.thehardwoodaquarium.com) per raccontare com’è cambiata la sua vita dopo che, nel 2011, gli diagnosticarono la patologia degenerativa che nel mondo colpisce quasi 3 milioni di persone, la maggior parte fra i 20 e 40 anni.

Ieri c’è stato un incontro molto particolare. Ha chiesto e ottenuto di conoscerlo Ivan Cottini, 30 anni, che fino a due anni fa sfilava sulle passerelle della moda. All’improvviso, però, la sua vita è cambiata: oggi Ivan, che viene da un paese dell’entroterra pesarese, Fermignano, usa le stampelle per camminare. «Dicono che dovrei usare la carrozzella, ma io seduto e rassegnato non ci voglio stare – dice -, mi alleno tutti i giorni in una palestrina fatta in casa per tenere allenato il mio corpo».

Due giovani leoni in gabbia che si sono scambiati le loro esperienze. Certo, al momento la vita di Chris è meno complicata perché la sclerosi è imprevedibile e può colpire in maniera più o meno violenta, come è capitato a Ivan, oppure andare in pausa, come è successo a Chris, che non ha più avuto episodi dopo lo spavento. «Avevo 22 anni e giocavo in Turchia quando un giorno sentii intorpidirsi un piede. Pensai ad una distorsione, invece poi mi si paralizzò tutta la parte destra del corpo. Mi portarono da uno specialista che mi diagnosticò la sclerosi multipla. Ero lontano da casa, non sapevo nulla di questa patologia e leggere su internet non mi aiutò – ammette -. Ma una volta passato il panico e tornato in patria non mi arresi: non ho mai pensato di farlo».

Dopo vari consulti, una dottoressa gli propone il farmaco grazie al quale Wright ha ripreso la sua carriera: un anno in D-League, la lega satellite della Nba che lo notò fino alla chiamata dei Dallas Mavericks, l’anno scorso in Francia, infine l’approdo a Pesaro: «Il posto che mi ha accolto con più calore, che mi ha fatto sentire a casa: la gente è interessata a me come giocatore, ma anche come uomo, tutti si prodigano per farmi stare a mio agio».

Ivan non aveva mai visto una partita di basket fin qui: «Non era fra i miei interessi, ma penso proprio che ora verrò al palasport». E se Wright porta avanti i suoi sogni cestistici, Ivan ha il suo obiettivo: «Abbattere le barriere che non permettono ai disabili di sfilare nel mondo della moda». Intanto, ha già fatto un calendario che ha fatto ‘boom’ in provincia di Pesaro.



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