Il funerale del boss, bufera su don Giancarlo: "Sono un prete, non un poliziotto"

IL BORGHIGIANO
Fonte Il Resto del Carlino –

IL BORGHIGIANO 20142015

Macerata, 22 agosto 2015 –  È una figura molto nota a Civitanova e Porto Recanati, don Giancarlo Manieri, il parroco della parrocchia San Giovanni Bosco di Roma, vicino a «Cinecittà», che ha celebrato i funerali di Vittorio Casamonica, esponente di spicco del clan della periferia sudest di Roma noto alle cronache per le attività illecite di usura e traffico di stupefacenti, legato ad altre organizzazioni criminali come la banda della Magliana. Don Giancarlo è finito sotto i riflettori di tutti i media, per quelle esequie stile Hollywood, accompagnate dalla musica del «Padrino», pioggia di fiori sulla bara e il corteo, con folla osannante a far da ala al feretro trainato da cavalli neri su carrozza dei primi anni del Novecento. Don Giancarlo nega ogni conoscenza dei Casamonica e sostiene che lo sfarzo non è stato ostentato in chiesa, ma all’esterno. Dice che se dovesse ripetersi una simile situazione, lui si comporterebbe nello stesso modo, perché lui fa il prete e non il poliziotto; perché il trapasso è il momento sublime della vita di un credente e se uno chiede i funerali religiosi, credente lo è. Il Carlino lo ha agganciato in modo piuttosto fortunoso sul suo cellulare, bombardato da ogni dove. Non ha aggiunto, né tolto nulla di quello che ha dichiarato ai microfoni Rai, Mediaset, Sky e altri. E ci ha congedato in modo al solito scherzoso: «Se vuoi saperne di più – ha detto – vai alla rubrica di internet, a me i superiori hanno proibito di parlare. Lo hai già fatto troppo, mi hanno detto. E io devo ubbidire».

Don Giancarlo è una figura nota – dicevamo – a Civitanova e Porto Recanati, dove ha prestato la sua opera di salesiano per oltre tre lustri. Dai primi anni Settanta fino agli anni Ottanta fu direttore dell’oratorio di Porto Recanati. Alla fine degli anni Ottanta arrivò invece nella parrocchia di San Marone, dove sostituì don Alvaro Forcellini, uno dei salesiani più amati sia dai ragazzi che dalle famiglie. Compito difficile, quindi, per don Giancarlo. «Lui non si scompose – dice Olindo Jualè, della comunità ex allievi di don Bosco –. Fece una vera e propria ‘rivoluzione’, rinnovò il modo di approccio con i giovani, si segnalò per dinamismo e disponibilità. Lo ricordo come un ottimo animatore, sacerdote brillante e giovanile, anticonformista e organizzatore capace, che per richiamare i ragazzi, introdusse persino i videogiochi in oratorio». Don Giancarlo è anche un giornalista ed è stato direttore del mensile «Il bollettino salesiano».

Gran viaggiatore, ha visitato le missioni salesiane nel mondo, che poi ha descritto nella rubrica «Viaggi», mentre della sua visita in Cina ha fatto un libro. A Civitanova ha insegnato al locale liceo classico, lasciando un’impronta positiva. «Era un collega molto colto e aveva grande carisma – dice di lui Ivana Saracco, insegnante di greco e di latino –. Sapeva prendere posizioni ardite e d’avanguardia, che difendeva sempre con coraggio e con una grande coerenza. C’era in lui un qualcosa di stravagante e aveva una spiccata personalità. Nei consigli di classe esprimeva pareri autorevoli e forti, condivisibili o meno che essi fossero». «Non avevo con lui un gran rapporto dialogico – conclude – ma lo stimavo. Tutti lo stimavano».

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